Era
Natale, fuori potevo vedere la neve cadere copiosa ed imbiancare ogni cosa,
avvolgendo tutto nel freddo e nel silenzio.
Anche
dentro di me persisteva il gelo e le mie lacrime scivolavano sul viso in
silenzio.
Misi
lo scialle ed uscii di casa per recarmi
alla stazione di polizia.
Mentre
camminavo continuavo a pregare per avere un poco di sollievo dalle mie pene e
mi guardavo intorno, vedendo la gente felice per quei giorni di Festa, ignara
dell'orrore che
stava strisciando fra tutti noi.
Quando
arrivai alla caserma chiesi informazioni alla guardia di servizio all'entrata.
<<
Buongiorno agente, vorrei se fosse possibile, parlare con l'ispettore
incaricato delle indagini sugli ultimi delitti >>.
La
guardia mi osservò con aria annoiata ed indicandomi il bancone all'ingresso,
disse solamente:
<<
chieda dell'ispettore Cullen >>.
Feci
come mi aveva detto e ben presto fui invitata ad entrare in un piccolo ufficio
che sapeva di chiuso, di tabacco e di sudore.
Cullen
era un uomo alto, con uno strano colore di capelli e degli inquietanti occhi
verdi.
Bello
senza ombra di dubbio.
<<
Cosa posso fare per lei miss... >>
<<
Sono vedova, Isabella Whitlock, questo è il mio nome. La donna trovata uccisa
in Commercial Street era mia sorella Rose >>.
Il
poliziotto mi rivolse un'occhiata comprensiva e frugando fra le carte che
invadevano la sua scrivania prese in mano un fascicolo.
<<
Rose Mylett, eccola qui >> disse.
<<
Il vero cognome era Swan, l'aveva cambiato con Mylett quando ha iniziato a
svolgere la professione... >> cominciai a dire.
<<Lei
sa che sua sorella faceva la prostituta?>> mi interruppe incredulo.
Sospirai.
<<
Sì lo so. Rose aveva una camera affittata in Commercial Street, ma la maggior
parte della giornata la passava da me, ritirandosi solo all'ora in cui doveva
iniziare il lavoro, verso il tramonto. Eravamo entrambe sole e dividevamo il
poco che avevamo. Amavo mia sorella, senza giudicare ciò che faceva per vivere.
Il destino non è stato clemente con lei >> dissi.
<<
Si spieghi meglio >>.
Così
dicendo l'ispettore si sistemò sulla
sedia, si sporse verso di me e giungendo le mani sotto al mento si apprestò a
darmi tutta la sua attenzione.
Cercando
di scacciare le lacrime che da giorni ormai erano diventate le mie fedeli
compagne, ricordai ed iniziai a raccontare.
<<
Io e Rose siamo cresciute in una famiglia molto modesta, eravamo uniti e ci
volevamo bene. Pur senza soldi eravamo felici fino a quando un tragico evento
rovinò per sempre la nostra vita.
Mia
sorella era una ragazza bellissima, tutti si giravano ad ammirarla quando
passava ed il suo aspetto attirò l'attenzione di un ricco rampollo: Royce King.
Iniziò
a corteggiare Rose, a portarle fiori e regali, sembrava sincero e davvero
innamorato.
Mio
padre era perplesso data la diversa estrazione sociale, ma vedendo la figlia
contenta mise a tacere i propri dubbi.
Mia madre invece era a dir poco euforica e già
immaginava di vedersi accettata nei salotti bene per merito di mia sorella.
Io mi limitavo ad osservare ciò che mi
accadeva intorno, non senza una strana sensazione di disagio, che col senno di
poi, posso ben dire fosse giustificata. Purtroppo il bel sogno si infranse nel
modo peggiore.
Rose
aveva appena compiuto diciotto anni ed una sera si era attardata da una sua
amica che aveva un bambino piccolo, sia lei che il bimbo erano malati, il
marito lavorava e mia sorella si era offerta di darle una mano.
Quando
uscì dalla casa di Vera incontrò Royce ed alcuni suoi amici, visibilmente
ubriachi, la trascinarono in un vicolo isolato e violentarono a turno,
picchiandola e lasciandola priva di sensi sul selciato.
In
qualche modo riuscì a tornare a casa, ma quando raccontò l'accaduto, mia madre
non le credette, le disse che la colpa era sua, che di certo aveva fatto
qualcosa per far infuriare Royce.
Mio
padre preferì far finta che non fosse successo nulla e ordinò che non si
facesse più parola della faccenda.
Rose
piangeva ogni notte, io cercavo di consolarla come potevo, ma era davvero
disperata.
Un
mese dopo si accorse di aspettare un bambino.
I
miei genitori per paura dello scandalo e certi che ormai non sarebbero mai
riusciti a far sposare quella figlia, che avrebbe pesato per sempre su di loro,
la costrinsero ad abortire e la scacciarono. Per diverso tempo non seppi più
nulla di lei.
Nel
frattempo io mi sposai col maggiore Jasper Whitlock e lo seguii nei suoi
spostamenti nell'esercito, lavorando come volontaria negli ospedali da campo.
Un
anno dopo entrambi i miei genitori morirono nell'incendio della nostra casa.
Solo
allora cercai in ogni modo di ritrovare mia sorella.
Quando
anche mio marito perì in battaglia, tornai in questo quartiere, dove sapevo
viveva Rose, Whitechapel e le proposi di venire a vivere con me.
Certo
il poco che l'esercito mi passa in qualità di vedova e ciò che guadagno facendo
la sarta, ci avrebbero costretto a molte rinunce, ma almeno saremmo state
insieme.
Lei
rifiutò e con gran vergogna mi confessò ciò che aveva fatto negli anni che
avevamo passato lontane e che continuava a fare per sopravvivere.
Ammetto
che ne rimasi sconvolta, ero per lo più addolorata per lei, ma comprendevo che
non aveva avuto altra scelta.
Così
ci accordammo per passare insieme le giornate nella mia piccola casa.
Io
svolgevo il mio lavoro di cucito e lei mi aiutava, parlavamo e poi deliziava
quei pomeriggi cantando
per me, aveva una voce meravigliosa.
Poco
prima del tramonto, come fosse un rituale, prendevamo una tisana e poi lei se
ne andava, raggiungeva la sua stanza in affitto e si preparava per morire un
altro poco fra le braccia di uomini sconosciuti.
Quando
il ventuno non l'ho vista arrivare mi sono preoccupata, sono andata in
Commercial Street e la sua vicina di stanza, nonchè compagna di sventura,
Angela, mi ha detto che non l'aveva vista, ma che c'erano stati molti agenti di
polizia nella sua camera.
Ho
chiesto ad uno di loro e così sono venuta a conoscenza dell'orrendo accaduto.
Ecco
ispettore, questa é la storia di Rose e...anche un po' la mia >>
conclusi.
<<
La vostra storia è molto toccante signora Whitlock, ma non capisco per quale
motivo siate
venuta a raccontarla a me. Io sono solo un semplice ispettore di polizia, che
svolge il proprio lavoro >>.
Lo
guardai negli occhi e mi decisi ad andare fino in fondo.
<<Vede
ispettore, le ho detto di essere stata infermiera, quindi ho una certa cultura,
di sicuro so leggere e scrivere. Per carattere poi, mi piace ascoltare la
gente, farmi un'idea delle loro vite, delle loro emozioni. Quello che ora
percepisco là fuori, è paura. Mia sorella non è stata la vittima di un semplice
balordo. Dopo Mary Ann Nichols, Annie Chapman, Elizabeth Stride, Catherine
Eddowes e Mary Jane Kelly, anche lei si è imbattuta in...Jack lo squartatore! >> dissi decisa.
Cullen
sgranò gli occhi e spalancò la bocca, come per dire qualcosa, ma poi la
richiuse, limitandosi a fare un segno affermativo con il capo.
<<
Non posso negarlo. Lei è una donna intelligente ed una buona osservatrice,
signora.
Purtroppo
la verità è questa. Questi omicidi sono la faccenda più complicata che mi sia
mai capitata nel corso della mia carriera. Abbiamo donne uccise e nessun
indizio concreto per trovare il colpevole. Ormai credo che sarò costretto a
chiedere l'intervento di Scotland Yard >>.
Con
un sospiro il poliziotto si accasciò sulla sedia e guardandolo più
attentamente, potei constatare quanto il suo viso portasse i segni di notti
insonni, grandi fatiche e pasti saltuari.
<<
La capisco mister Cullen, ma la prego di ascoltare ancora per un po' ciò che ho
da dirle. In queste notti tormentate dai ricordi e dal dolore, ho pensato molto
ed ho avuto un'idea... ho anche sperato e pregato di trovare una persona
intelligente, di mente aperta e pronta a rischiare, quando io stessa avessi
trovato il coraggio di esporla. Sono consapevole che lei non mi conosce e di
non avere nessun titolo, ma le chiedo di fidarsi di me>>.
<<
Cosa intende dire? >> mi chiese.
<<
Mia sorella aveva pagato l'affitto della stanza in Commercial Street per tutto
il mese ed ho pensato che per quel tempo potrei occuparla io, fingermi una
prostituta, dato che sono queste le prede preferite dell'assassino e fare da
esca. Ovviamente la polizia rimarrà nell'ombra, pronta ad intervenire in caso
di bisogno>> spiegai.
<<
No! Assolutamente no, non se ne parla! >>
L'uomo
alzò la voce e scattò in piedi, facendo cadere la sedia.
<<
Signora, non è consuetudine della polizia usare civili per operazioni ed
indagini, men che meno se sono a così alto rischio. Che cosa diavolo le è
saltato in mente? Non ha paura? Non teme per la sua vita? >> disse con
foga.
<<
Ispettore, non ho un granché da perdere, ormai sono sola al mondo, tutta la mia
famiglia è persa per sempre, non ho nemmeno la consolazione di avere dei figli.
Se sarà necessario il mio sacrificio per catturare il colpevole della morte di
Rose, di altre povere donne e per impedire che uccida ancora, lo compirò
volentieri. La morte non mi fa paura, ma la vita mi ha giocato troppi brutti
scherzi perché io desideri prenderla ancora per mano >>.
Finii
di parlare e chinai il capo, improvvisamente stanca.
Mi
alzai e tesi la mano all'uomo ancora frastornato.
<<
Pensi alla mia proposta ispettore >> mormorai congedandomi, dopo aver
scritto su un pezzo di carta il mio indirizzo.
POV
EDWARD.
Mi
sentivo impotente.
Erano
state uccise sei donne. Ammazzate in modo brutale: colpite con oltre trenta
coltellate, sgozzate quasi fino alla decapitazione e subendo ogni sorta di
mutilazione, fra cui l'asportazione di organi interni.
L'unico
indizio concreto che avevamo erano alcune testimonianze di persone che avevano
visto aggirarsi un uomo distinto con una valigetta nera, nei pressi di alcuni
dei luoghi dove erano stati ritrovati i cadaveri.
Questa
descrizione combaciava con la teoria che noi poliziotti avevamo e cioè che
l'assassino fosse una persona colta, con almeno una base di conoscenza
dell'anatomia umana.
Ma
questo era tutto. Troppo poco per risolvere il caso e fare giustizia per quelle
povere donne, che se pur non essendo state un brillante modello di virtù, di
certo non meritavano una fine tanto atroce.
Avrei
davvero dovuto rivolgermi a Scotland Yard, ma quella soluzione mi infastidiva,
non peccavo di presunzione, ma quello era il mio quartiere, erano le mie
strade. Quella gente era la mia famiglia, mi avevano visto nascere e crescere fra
i rifiuti di quei vicoli, respirando il fetore delle fogne a cielo aperto,
spaccandomi la schiena fin da ragazzino per avere un tozzo di pane.
Mi
ero arruolato appena avuta l'età giusta per farlo, sognando di diventare un
bravo agente e mi ero impegnato tanto da ottenere la promozione e diventare
ispettore.
L'avevo
giurato a mia madre sul letto di morte.
Le
avevo promesso che avrei reso più sicuro quel posto, evitando ad altri la
stessa sorte che era toccata a lei: picchiata a sangue e derubata delle poche
monete guadagnate dopo una giornata di duro lavoro al mercato, lasciata
agonizzante sulle scale della nostra casa, dove io stesso l'avevo trovata. Con
l'aiuto di un vicino caritatevole l'avevo portata nel suo letto, non potevamo
permetterci un medico e le sue ferite erano troppo gravi.
Spirò
in poche ore, fra le mie braccia, dopo avermi detto quanto mi amava e quanto
fosse orgogliosa di me. Nell'innocenza dei mie dodici anni le avevo promesso
che non ci sarebbe più stato nessun crimine nella nostra zona, sarei diventato
un bravo poliziotto e avrei difeso il nostro quartiere e tutte le persone
buone, oneste e lavoratrici come lei e come mio padre, che vedevo poco, appunto
perchè era un gran lavoratore, un pescatore, che passava svariate settimane in
barca e tornava a casa di rado.
L'uomo
che mi salutò dopo che seppellimmo mia madre, era diverso dal padre allegro che
avevo conosciuto.
Prima
quando tornava era una festa. Giocava con me, cantava col suo vocione stonato e
non mancava mai di portarmi almeno un paio di caramelle.
Aveva
dato qualche soldo ad una vicina perché badasse a me in sua assenza, mi aveva
stretto in un forte abbraccio e con le lacrime agli occhi mi aveva raccomandato
di fare il bravo, lui mi avrebbe mandato i soldi per vivere, ma per il resto
dovevo cavarmela da solo.
E
così feci. Le poche volte che sbarcava e tornava a casa, sembrava non avessimo
più nulla da dirci, era la mamma il cuore della famiglia ed ora che lei non
c'era più noi due eravamo come due naufraghi alla deriva, che non sapevano
incontrarsi.
Quando
mi arruolai, si levò un grosso peso dalle spalle di entrambi. Entrai in
accademia e quello fu l'ultimo giorno che vidi mio padre. Un mese dopo mi venne
comunicato che si era suicidato.
POV
ISABELLA:
Erano
passati due giorni da quando mi ero recata alla stazione di polizia e non avevo
più visto e sentito nessuno.
Quella
sera il tempo era davvero brutto: pioveva a dirotto e tirava un forte vento.
Mi
ero chiusa in casa e rannicchiata in poltrona, stavo tentando invano di leggere
un libro, ma ero troppo distratta da tutti i brutti pensieri che avevo in
mente.
Fra
questi ed i rumori della tempesta che infuriava al di fuori, quasi non sentii
il discreto bussare alla porta.
Il
cuore mi balzò in gola: chi poteva mai essere a quell'ora e con quel tempo da
lupi?
Mi
feci coraggio ed avvicinatami all'uscio, domandai:
<<
Chi è? >>
<<
Sono l'ispettore Edward Cullen, signora Whitlock, avrei urgenza di parlarle,
potrebbe aprirmi cortesemente? >>
Nel
sentire quella voce conosciuta mi rassicurai all'istante e percepii uno strano,
inspiegabile senso di calore che mi indusse ad affrettarmi ad aprire.
<<
Mister Cullen buonasera, cosa la porta qui a quest'ora così tarda e con questo
tempaccio? Entri a scaldarsi, la prego >> sorridendo mi feci da parte per
lasciarlo passare.
Quell'uomo
era così alto, prestante ed emanava un fascino così potente che stonava
decisamente nel mio piccolo salotto.
Se
io ero alquanto a disagio, lui non era da meno: continuava a dondolarsi da un
piede all'altro, passandosi la mano fra i folti capelli bagnati e spettinati.
<<
Si accomodi, posso offrirle una tisana calda col miele? Stavo giusto per
mettere l'acqua a bollire >> domandai.
Finalmente
sembrò ritrovare la voce.
<<
Accetto volentieri signora Whitlock, fa un freddo cane là fuori. Mi scusi per
l'ora e per il disturbo, ma non ho trovato altro momento per farle visita, sono
molto impegnato e...>>
<<
Non si preoccupi ispettore, gustiamoci la nostra tisana e nel mentre mi
racconterà il motivo della sua visita >> lo interruppi.
Si
sedette nella poltrona di fronte alla mia, distendendo le lunghe gambe davanti
a sé. Prese la tazza che gli porgevo e la tenne un poco fra le mani; mani
grandi, forti, perfette per colpire, ma anche per accarezzare...
“Ma
che diamine stavo pensando? Isabella datti un contegno per l'amor del cielo,
sembra che tu non abbia mai visto un uomo!
In
realtà... di così belli no, Jasper era carino, ma non certo a questo livello e
io...
Insomma!
Basta Isabella!”
Assurdo!
Stavo discutendo con me stessa e pure da un po' dato che l'oggetto dei miei
sproloqui mentali mi stava guardando sconcertato. Di certo mi avrà preso per
una pazza, che magra figura.
Scossi
la testa per eliminare quei pensieri inopportuni e mi sedetti al mio posto,
sorbendo la mia bevanda per celare il mio imbarazzo.
Per
svariati minuti rimanemmo in silenzio, gustando la tisana ristoratrice.
Nell'aria
si avvertiva però una certa tensione, anche se, non avrei saputo dire a cosa
fosse dovuta.
<<
Arriverò subito al dunque signora Whitlock >> incominciò l'ispettore.
<<
Ho pensato molto alla sua idea e benché non ne sia entusiasta, ammetto che
potrebbe funzionare, quindi se lei se la sente
possiamo studiare un piano, a patto che lei segua alla lettera ogni mia
indicazione >> proseguì.
<<
Di questo può star certo mister Cullen >> risposi.
Nei
giorni seguenti io e l'ispettore Cullen, Edward come mi aveva chiesto di
chiamarlo, ci incontrammo spesso a casa mia per mettere a punto ogni cosa ed
era capitato che lo invitassi a dividere con me le mie magre cene, che però
sembrava lui apprezzasse parecchio: diceva sempre che da tempo non gustava cose
così prelibate.
Ormai
eravamo diventati amici, anche se io iniziavo a provare qualcosa per lui, un
sentimento che andava al di là dell'amicizia. La sua vicinanza mi rendeva
consapevole del mio essere donna, cosa che non mi era più successa dalla morte
di mio marito e a dirla con tutta onestà nemmeno con lui a questi livelli.
Il
problema era che Edward era sempre così freddo e controllato che non sapevo
cosa provasse nei miei confronti, non sapevo se mi trovasse interessante come
donna, quali fossero i suoi pensieri, non lasciava mai trasparire nulla.
Come
avevamo stabilito mi trasferii nella stanza di Rose ed ogni sera con l'aiuto di
Angela a cui avevamo spiegato tutto, mi preparavo per scendere fra i vicoli
fingendo di essere una prostituta.
A
distanza di sicurezza, gli uomini di Edward erano pronti ad intervenire per
ogni evenienza.
Uno
di loro girava come un falco intorno a me per evitare che eventuali clienti si
facessero avanti: se qualcuno si avvicinava per contrattare, questi interveniva
dicendo di essere arrivato prima e di avere quindi la precedenza, dato che era
un omone grande e grosso di nome Emmett, i malcapitati di turno si guardavano
bene da mettersi a discutere con lui.
Continuammo
la nostra “recita” per alcune sere di seguito, ma non successe mai niente di
particolare, fino a quella sera in cui...
Io
ed Emmett, stavamo conversando un momento, dopo che lui era intervenuto come al
solito per allontanare un tizio interessato ad essere mio cliente, quando ad un
tratto sentimmo qualcuno gridare : << Al ladro! Al ladro! >>
Al
ché Emmett mi disse: << rimanga qui, non si muova signora Whitlock, io
devo andare a vedere cosa è accaduto >>.
Feci
come mi era stato ordinato e mi addossai di più al muro per ripararmi almeno in
parte dal gelo della notte.
Tutto
accadde in un attimo.
Sentii
dei passi e accanto a me si materializzò un uomo alto, vestito elegantemente
che teneva nella mano sinistra una valigetta di pelle nera.
<<
Quanto vuoi per i tuoi servigi? >> mi chiese.
<<
Io... io... >> non sapevo cosa dire, ero terrorizzata, da ciò che mi aveva
detto Edward quell'uomo somigliava alle descrizioni dell'assassino fatte dai
testimoni.
Non
ebbi il tempo di dire altro.
L'uomo
mi prese per un braccio e mi strattonò verso un vicolo cieco, cacciai un urlo
disumano e cercai di scappare, ma lui mollando la valigetta, mi tappò la bocca
con una mano.
<<
Ora morirai anche tu come tutte le altre! Siete solo delle luride cagne, non
meritate di vivere, impestate l'aria col vostro sudiciume >> sussurrò a
pochi centimetri dal mio viso.
L'ultima
cosa che ricordo fu la lama fredda e dura di un bisturi che sfiorava la mia
gola, poi svenni.
Mi
svegliai in un letto d'ospedale con il collo fasciato. Edward sedeva accanto a
me.
<<
Isabella >> mormorò, la sua voce dolce come il miele, era la prima volta
che mi chiamava per nome.
<<
Ho avuto una paura folle di averti persa! Emmett si è preso una strigliata coi
fiocchi per averti lasciata sola. Il grido che ha richiamato la sua attenzione,
probabilmente è stato un inganno dello stesso delinquente.
Fortunatamente
ha sentito anche il tuo di grido ed è accorso appena in tempo.
Se
ti fosse successo qualcosa io non me lo sarei mai perdonato, non avrei nemmeno
avuto il tempo di corteggiarti e farti capire che sono innamorato pazzo di te.
Sei
la donna più intelligente, dolce, forte che io abbia mai incontrato e ti vorrei
al mio fianco ora e per sempre >> concluse prendendo la mia mano e
posandovi delicatamente le sue morbide labbra.
<<
Ci è voluto questo grande spavento per farti decidere vero ispettore? >>
Il sollievo per lo scampato pericolo mi spinse a prendermi un po' gioco di lui.
<<
Credimi, avrei parlato anche prima, ma non volevo espormi fino a che dovevamo
collaborare a questo caso, inoltre avevo delle remore perchè tu sei già stata
sposata e magari ami ancora il tuo defunto marito e la mia dichiarazione
sarebbe stata inopportuna. Ma ciò che è accaduto mi ha convinto a rischiare,
non si può mai sapere cosa capiterà e bisogna sfruttare ogni occasione per
essere felici >> mi rispose.
<<
Jasper rimarrà sempre nel mio cuore, ma da quando ti ho conosciuto, ho capito
di poter amare ancora, di voler dividere la mia vita, i momenti belli ed i
problemi, con una persona speciale...e questa persona non puoi che essere tu
ispettore >> gli confessai arrossendo un po'.
Si
alzò dalla sedia e venne a depositare un tenero bacio sulla mia fronte.
<<
Devo tornare in centrale, riposa ora, io tornerò domani mattina >> .
Era
quasi arrivato in fondo alla camerata quando lo chiamai.
<<
Edward? >>.
<<
Dimmi, cosa c'è? >>.
<<
L'avete preso? >>.
Edward
sospirò e sul suo volto comparve un ombra scura.
<<
Purtroppo no, il tempestivo ritorno di Emmett lo ha messo in fuga. Ma ora sa di
essere braccato e spero che questo lo induca a desistere dai suoi misfatti.
E
così fu.
Mia
sorella Rose, fu l'ultima vittima dello spietato Jack lo squartatore.
Nessuno
riuscì mai a catturarlo e la sua identità rimarrà per sempre un inquietante
mistero.
Il
1889 cominciò almeno con la speranza che quell'orrendo incubo fosse giunto al
termine.
E
proseguì con due lieti eventi: il matrimonio fra me e l'ispettore Cullen e la
nascita di nostra figlia Rose Elizabeth, nome scelto in ricordo di mia sorella
e della madre di mio marito.

Bella questa rivisitazione! Preferisco Edward come ispettore perfino a Jonny Depp!
RispondiEliminaMolto, molto originale. Mi è piaciuta soprattutto la descrizione di Edward ispettore messo in crisi dall'inafferrabile Jack lo Squartatore. Ed è molto romantica l'ipotesi della sparizione nel nulla del noto assassino, sconfitto dal coraggio di una giovane donna. Bella idea!
RispondiEliminaFederica - Fede13
Bella! L'ambientazione, il periodo particolare, il rapporto tra i protagonisti, tutto. Isabella penso sia la donna più sfigata dell'universo, porella, almeno sino all'incontro col bell'ispettore.
RispondiEliminaCi è voluto un grande spavento per indurlo ad aprirsi e confidare i suoi sentimenti, ma alla fine è andata bene.
Complimenti.
Una storia avvincente e molto gradevole. I personaggi sono piuttosto ben delineati e il contesto storico traspare senza difficoltà. sarebbe un attimo spunto per allargare a personaggi di contorno arricchendo così la trama di ulteriori sfumature. Mi è piaciuta.
RispondiEliminaFrancies
hahahaahahahahahaahah!!! Io lo so chi è!!! E' LUI!!! hahaahahahahahhah!!!
RispondiEliminaNo, dai scherzo. Però uffiiiiiiiiii!!! Io lo volevo sapè!!!! E mo'???
Storia molto carina e gradevole, me la sono proprio gustata, ma sai che avevo pensato di scrivere una cosa su Jack lo squartatore anch'io? Però Twilight version e con lui colpevole! hahahahahahahaahha!!!
Brava!
-Sparv-
Bellissima l'idea di dare altro risvolto alla storia originale di Rosalie. Partendo da lì hai fuso i tuoi personaggi ad un irrisolto caso di cronaca che ha alimentato le fantasie di molti, allora come ora.
RispondiEliminaBen scritta e... concordo con chi ha asserito che è preferibile Edward a Johnny Depp... anche se Johnny... beh... ha un suo perché...
Grazie e complimenti.
Molto originale questa storia :-)
RispondiEliminaHo apprezzato molto le note gialle: Edward ispettore ha il suo fascino ;-)
Brava!!!
Ho notato che hai mantenuto, nei limiti ovviamente, dovendo essere una storia con protagonisti i personaggi della saga di Twilight, uno stretto contatto con la realtà degli eventi successi all'epoca, primo fra tutti, il fatto che davvero l'assassino non sia mai stato preso.
RispondiEliminaCiao, direi che è stupenda l'ambientazione. Complimenti
RispondiEliminaBravissima !!!!
RispondiEliminaPuntuale, precisa, senza errori, con un po' di noir che non guasta, questa è una storia d'amore delicata e appena accennata, secondo il tuo stile....
Mi sei piaciuta tantissimo!!!!
Edward poliziotto poi.............CI PIACE MUCHO!!!!
Porca paletta...io amo i gialli di mio, quindi quando ci si mette un caso poliziesco divento matta. Matta sul serio. Mi piace ipotizzare, mi piace seguire la vicenda...mi piace tutto il contesto dell'ansia dall'inizio del libro fino....beh ad un certo punto, perchè spesso mi capita di azzeccare il colpevole al primo/secondo tentativo e quindi poi mi godo solo la lettura ed esulto alla fine. Ho divorato moltissimi libri gialli, alcuni sono lì in libreria che attendono un po' di tempo per essere letti.... ma per il momento mi gusto questa piccola shot che prende spunto dalla "realtà" e ce la mette qui in una rivisitazione più romanzata e romantica...che non guasta. Rende il tutto più bello, ci fa mettere in secondo piano la vicenda reale per catapultarci in quella della loro storia d'amore... Ovviamente, come per le precedenti, le quali mi sono piaciute molto, proporrei perchè anche questa venisse ampliata, rendendola ancora più approfondita... ma ovivamente sono di parte, piacendomi da matti il genere.
RispondiEliminaI miei complimenti. Ci sono rimasta incollata fino alla fine e un po' delusa quanto è terminata! ;-)
Bravissima
Che sorpresa! Originale l'idea, originale lo svolgimento, romantica e avventurosa. Scritta bene e dinamica nello svolgimento. Conclusione dolce amara. Che dire! Molto ma molto brava! Cristina.
RispondiEliminaComplimenti, davvero una bella idea la rivisitazione del mistero di Jack Lo Squartatore!!!
RispondiEliminaCome già detto Edward ispettore è un ottima scelta.
Ma però povero Jasper............
Grazie, un Bacio
JB
Non sono un'appassionata di noir ma questa tua rivisitazione mi ha davvero stregato.
RispondiEliminaIdea originale e bel strutturata!
Brava davvero.
Veramente originale il periodo storico e l'ambientazione. Non avevo mai letto un giallo e mi è piaciuto molto anche se.........avrei preferito Edward nei panni dell'assassino! !!!!!! Ahahahahah sono strana lo so. Però veramente ben scritta. Brava!!
RispondiEliminaBella reinterpretazione dello Jack lo Squartatore..
RispondiEliminaL'Ispettore Edward mi piace assai e devo dire che nonostante l'argomento non sei stata ripetitiva ma originale..io che adoro questo genere avrei voluto sapere chi è che ha ucciso la povera Rosalie e ferito Bella ma vabbè mi accontento ihih ;-) Brava !!
Molto molto originale come ambientazione, belli anche i personaggi.
RispondiEliminaBravissima!
io adoro i gialli con un pò di romanticismo,e la tua storia mi è piaciuta davvero. Un pochino breve e poco approfondita la storia tra i due protagonisti, ma sei stata molto scorrevole nella narrazione e mai noiosa.
RispondiEliminaMa quanto sei migliorata?! Ogni volta che scrivi ti superi!!! Questa storia è la tua migliore, mi è piaciuto l'alone tetro che si percepisce durante il racconto, che si addice perfettamente al genere così dark!!! Veramente brava!!!
RispondiEliminaAleuname