Il leggero vestito cadde ai piedi della ragazza lasciandola con indosso la semplice camiciola bianca. Il rossore sulle guance creava un netto contrasto col pallore del collo lungo e aggraziato. Edward ammirava silenzioso la delicata creatura che, imbarazzata, sollevava le braccia per celare il petto che di scoperto aveva ben poco. Edward aveva visto donne molto più inibite mostrare le proprie grazie con naturalezza; aveva visto anche lei più svestita, ma ancora impazziva per le sue reazioni. «Non nasconderti a me, Isabella.» La ragazza abbassò lo sguardo senza pronunciare una parola mentre il rossore si diffondeva sul resto di pelle scoperta dalla sottoveste. Edward posò una mano sulla guancia godendo del suo calore sul palmo. Per mesi l’aveva corteggiata senza ottenere niente. Le aveva donato oggetti preziosi che, puntualmente, aveva ritrovato nella sua camera senza una parola; l’aveva lusingata con complimenti degni di una principessa, ricevendo in cambio inchini rispettosi e sorrisi appena accennati. Le aveva dichiarato il suo amore e lei aveva stretto le labbra rispondendo di dover riordinare le camere, allontanandosi dopo il doveroso inchino. Non era un capriccio, ne era certo. In passato aveva fatto leva sulla sua posizione e il suo fascino per conquistare le donne e loro erano state più che felici di soddisfare le sue fantasia, ma con lei era diverso. Il cuore gli batteva forte ogni volta che ne incrociava lo sguardo; voleva abbracciarla e tenerla stretta a sé ogni momento; non sopportava di non poterla portare fuori e presentarla come sua promessa. Voleva lei e solo lei. Nessuna donna aveva più allietato le sue notti da quando aveva realizzato di amarla e non si rammaricava di non poter sfogare le pulsioni del suo giovane corpo. Se avesse potuto sarebbe tornato puro per dividere con lei la prima esperienza, ma lei lo respingeva. Sapeva di non esserle indifferente, lo capiva da come reagiva quando le stava accanto, dal desiderio celato nei suoi occhi, dal tremore delle mani, dagli sguardi furtivi. Stava ormai perdendo le speranze di vederla cedere quando, una mattina, tornò nella sua per recuperare il foulard che aveva scordato e la trovò a rassettare. Si era sempre occupata delle stanze di suo padre e della madre prima che spirasse, mai delle sue. Da quando non aveva più la compagnia della duchessa passava il tempo chiusa nella sua stanza, perlopiù a leggere, e nemmeno il resto della servitù la conosceva tranne coloro che servivano la famiglia da sempre. Era arrivata lì quando, poco più che bambina, i suoi genitori erano morti e la madre di Edward l’aveva accolta in casa dandole l’amore che le occorreva. Voleva che crescesse come una signorina, anche se non sarebbe potuta entrare in società, ma lei aveva rifiutato pretendendo di ripagare l’ospitalità col lavoro. Era sempre stata ostinata e orgogliosa e lui l’amava anche per quello. Esme le aveva insegnato personalmente a leggere, scrivere e far di conto, diceva sempre che la giovane possedeva una mente attiva e brillante e lo si capiva anche dallo sguardo acceso di Isabella, sempre curioso. Quando poi la donna era morta quella luce splendente si era spenta e lei si era chiusa senza permettere a nessuno di avvicinarla. Era cresciuta, divenendo una donna bellissima, con lunghi capelli scuri che teneva imprigionati in una stretta acconciatura, occhi altrettanto scuri con lunghe ciglia che le ombreggiavano le guance ogni volta che abbassava lo sguardo, la pelle candida e i modi aggraziati. Ma non era solo la sua bellezza ad affascinare il futuro duca del Dorset. Aveva cominciato a provare quel sentimento prima ancora di sapere cosa fosse quello strano struggimento che sentiva nel petto quando la vedeva con la madre, solare e sorridente. Poi suo padre l’aveva portato dalla più famosa maitresse di tutta l’Inghilterra e i sentimenti erano stati accantonati in favore i piaceri della carne. Edward stava fuori casa la maggior parte della notte e dormiva durante il giorno mentre Isabella diventava una donna bellissima. Era da tanto ormai che aveva abbandonato quella vita, dall’istante in cui aveva compreso quanto fosse forte l’amore per lei. Andava a letto a orari decenti, si occupava degli affari di famiglia, partecipava alle serate d’obbligo per il suo rango, ma il resto del tempo lo passava a tentare di convincere Isabella che il suo amore era vero e indistruttibile.
Sentendolo
rientrare nella camera, quella mattina, si era irrigidita, aveva stretto le
mani tra loro abbassando lo sguardo. «Perdonatemi, non sapevo aveste ancora
bisogno della stanza. Me ne vado subito.» Aveva fatto un passo verso la porta, ma Edward le si
era parato davanti pregandola di non andare. La strinse tra le braccia
trovandola stranamente arrendevole. «Non respingermi ancora, Isabella. Io ti
amo, te lo giuro. Non dirmi no.»
«Non
ne ho più la forza» aveva sussurrato, lasciandosi andare alle infinite lusinghe
dell’uomo che aveva tentato di tenere lontano pur amandolo profondamente. Il
sorriso radioso si era aperto sul viso del giovane mentre, cingendole i fianchi,
si accingeva a scambiare con lei il loro primo bacio. A distanza di tempo da
quella mattina speciale passata a venerare quel corpo meraviglioso, ancora non
si era abituato alla grazia della sua amata. Vedere come ancora s’imbarazzava
nonostante i tanti momenti di passione condivisa lo eccitava sempre, come mai
gli era capitato con le altre donne.
La
mano sulla guancia si spostò sulle labbra che lei baciò; fu sufficiente quel
piccolo gesto a infiammare anche la porzione di cervello che gli era rimasta
integra, polverizzando la poca razionalità che tentava di mantenere. Sciolse il
nodo della camicia che si aprì scoprendole il petto, ne accompagnò la caduta ai
piedi dell’amata senza mai smettere di ammirare quel corpo perfetto. Il lieve
rossore si diffuse il tutto il corpo rendendo la pelle candida appena più
scusa, come un bocciolo di rosa bianco immerso in una tintura creata dalla
natura solo per lei.
«Vi
prego, Edward…» sospirò Isabella, imbarazzata dalla nudità mostrata.
«Sei
talmente bella, amor mio. Non posso smettere di guardarti e adorarti.» Lei
strinse le labbra atteggiandole a una smorfia buffa. Non gli aveva mai creduto
sino in fondo in tutte le volte che le aveva ripetuto le stesse parole. Lui
faceva il possibile per dimostrarglielo, ma sembrava che niente potesse
convincerla che per lui non esisteva nessun’altra e mai sarebbe stato
differente. La fece sdraiare sul grande letto stringendola con un braccio
mentre con l’altro allentava il foulard. In pochissimo si liberò di tutti gli
abiti. Chi aveva bisogno di un servitore per spogliarsi quando ad attenderlo
c’era una creatura meravigliosa che aspettava solo lui? Baciò le labbra rosse
ingoiando i sospiri della ragazza, spostò l’attenzione sul collo morbido, le
spalle delicate, il petto pieno. Isabella teneva gli occhi chiusi, persa
nell’estasi che trovava solo tra le braccia del suo amante. I gemiti della
ragazza si diffusero per la stanza infiammandogli le viscere. Amava sentirla
arrendersi a lui e ancora di più amava vederla perdere ogni inibizione e donarsi
completamente. Non dovevano preoccuparsi che qualcuno li sentisse, la stanza
del futuro duca si trovava separata e distante da tutte le altre. Se anche un
servitore fosse passato di lì, udendoli, non avrebbe mai saputo con chi il
ragazzo si stesse intrattenendo. Le piccole mani di Isabella cominciarono a
esplorare il corpo del ragazzo; le spalle possenti, il petto ampio, la schiena
muscolosa. Tutto il lui la faceva impazzire. Col tempo aveva imparato che
toccare il corpo del suo amante dandogli piacere, ne procurava altrettanto a
lei. Superata la prima, traumatica volta, non vi era stata occasione nella
quale anche lei non avesse raggiunto orgasmi fortissimi. Edward era sempre
attento e premuroso, pensava a lei prima che al suo personale piacere, spesso
più volte, rifiutandosi di godere senza aver visto la luce che le illuminava lo
sguardo quando spalancava gli occhi. Sembrava sempre sorpresa quando giungeva
il culmine, come se non si aspettasse di essere travolta in quel modo. Solo
allora si lasciava andare trascinato dal calore avvolgente e gli spasmi del suo
sesso che lo stringevano. Isabella era sempre una meravigliosa scoperta.
Entrare in lei gli dava un senso di potere mai sentito prima. Fare l’amore con
la ragazza lo riempiva di un senso primitivo di possesso al quale non avrebbe
mai rinunciato. Entrò in lei lentamente, sempre timoroso di farle male.
Isabella inarcò il corpo per accoglierlo meglio e più profondamente. Entrambi
emisero un sospiro di meraviglia e soddisfazione nel diventare l’una parte dell’altro
nel modo più antico del mondo. Edward sapeva che da quel momento Isabella non
avrebbe avuto più freni, che l’avrebbe incitato e eccitato fino a portarlo alla
follia. Gli aveva rapito il cuore, ma anche la ragione fuggiva via quando si
perdevano nelle gioie del sesso. Non aveva ancora parlato a suo padre, ma
presto tutti avrebbero saputo che Lord Durset avrebbe preso moglie. Non sarebbe
stato come gli altri membri dell’aristocrazia che, presa moglie e concepito un
erede, abbandonavano il letto coniugale per nuove mete. No, lui sarebbe stato
fedele alla sua consorte e all’amore che provava per lei. Isabella stava
pronunciando il suo nome più e più volte, come una nenia senza fine, segno che
il suo orgasmo era ormai vicino. Spinse con insistenza in lei finché quei
meravigliosi occhi nocciola si spalancarono per lui e venne stringendolo a sé,
portandolo oltre l’umana resistenza. Paghi e ancora ansanti si guardarono negli
occhi senza bisogno di esprimere a parole ciò che provavano. Edward, come ogni
volta, prese una pezzuola pulendo la sua amata che riprese a sfoggiare il
solito rossore e stringere il labbro inferiore tra i denti per non fermarlo. Ci
aveva provato in passato, imbarazzata più che mai dai gesti del ragazzo, ma la
ferma determinazione di Edward l’aveva fatta cedere alla sua volontà. Prendersi
cura di lei era una delle cose che maggiormente gli dava piacere, non era
contemplabile che glielo impedisse. Tentò di spiegarle che non si era mai
comportato in quel modo con nessuna delle sue amanti, ma lei aveva stretto le
labbra a dimostrazione che non gli credeva fino in fondo. Avrebbe voluto
arrabbiarsi per la mancanza di fiducia nei suoi confronti, ma l’amore non gli
permetteva di restare in collera con lei. Isabella teneva la testa appoggiata
al petto di Edward tracciando cerchi sul petto dell’uomo mentre lui accarezzava
i lunghi capelli scuri. I respiri erano tornati lenti e regolari. La mente
della ragazza tentava di trascinarla in pensieri mesti, ma lei era ben decisa a
tenerla imbrigliata. Finché fosse durata avrebbe goduto di quella strana
relazione che non avrebbe portato a nessun futuro. L’aveva sempre saputo e
aveva accettato di vivere serenamente tutto ciò che sarebbe arrivato.
«Parlerò
con mio padre oggi» esclamò Edward, strappandola da quei pensieri.
«Su
quale argomento, mio signore, se posso permettermi.»
«Perché
continui a rivolgerti a me col voi?»
Isabella
gli regalò un sorriso dolcissimo unito alla perplessità. «Perché siete il
futuro duca del Durset, Vostra Grazia.»
«E
il tuo futuro marito.» La ragazza strinse le labbra ancora una volta e, se di
solito quell’espressione lo divertiva, in quel momento lo irritò. «Non pensi
che farò di te la mia sposa, Isabella? Non credi che ti ami abbastanza da
renderti mia moglie?»
«Vi
credo, mio signore, ma vi prego di non sminuire la mia intelligenza, anche se
sono solo una donna.»
«Non
ho mai dubitato del tuo intelletto.»
«Allora
non cominciate ora. Ricordate che sono stata cresciuta da vostra madre. Mi è
stato insegnato a leggere, scrivere e far di conto, ma anche che non potrò mai
essere la moglie di un duca coi miei natali.»
«Se
sei tanto convinta perché sei venuta a letto con me? Perché mi hai donato il
tuo unico bene?»
«Perché
vi amo e ho sempre saputo che non sarei stata di nessun uomo che non foste voi.
Ho preso ciò che desideravo sapendo che non sarebbe durata. Preferisco avere un
breve momento con voi che tutta la vita con qualcuno che non amo.» Edward
trattenne l’emozione come meglio poté. Non si era mai lasciata andare alle
confidenze, l’aveva sempre ascoltato con un meraviglioso sorriso sulle labbra,
gli dava ragione, gli faceva scegliere ogni cosa, ma sentirla parlare in quel
modo, col cuore in mano, gli fece capire ancora meglio quanto fosse
irreversibile la sua decisione. L’avrebbe sposata, con o senza l’approvazione
paterna. La prese per le spalle, stringendo appena il suo esile corpo. «Ascoltami
attentamente, Isabella. Io ti sposerò quindi comincia a pensare dove ti
piacerebbe svolgere la funzione religiosa.»
Lei
gli sorrise e lo abbracciò prima di baciarlo teneramente sulle labbra. «Certo,
Edward. Fatemi sapere la data, ci sarò» gli disse meno convinta di prima. Il
ragazzo si rassegnò all’idea di non essere creduto se non portandola dinanzi
all’officiante. Ebbene, così sarebbe stato.
Edward
venne convocato dal duca nel primo pomeriggio. Aprendo la porta sogghignò
mestamente notando la presenza della giovane donna accompagnata dalla sua dama
di compagnia.
«Entra,
Edward. Abbiamo delle gradite ospiti.» Il ragazzo chiuse la porta del salottino
avanzando verso la giovane. «Ricorderai sicuramente Lady Katherine e Lady
Jessica sua dama di compagnia e zia amorevole.» Il ragazzo prese la mano che le
veniva offerta portandosela alle labbra.
«Milady
siete splendida. I ricordi che serbavo nella mente non vi rendono giustizia.»
La ragazza si portò il ventaglio davanti al viso coprendolo pudicamente senza
tuttavia celare la luce maliziosa degli occhi, certa di avere già in pugno
l’uomo più ambito.
«Siete
un adulatore, Vostra Grazia» gli disse sbattendo le ciglia. Edward avrebbe riso
se l’educazione ricevuta non gli avesse imposto di tenere sempre l’adeguata
compostezza. Che la ragazza mantenesse pure le sue convinzioni, presto tutti
avrebbero saputo che non era più disponibile per nessuno.
Il
pomeriggio si protrasse all’infinito tra ciance inutili, tè e dolci. Non
essendoci la duchessa ad intrattenere le ospiti, spettava al padre fare gli
onori di casa. Katherine stava composta al suo posto intervenendo solo quando
interpellata direttamente come le era stato insegnato, ma non perdeva occasione
per lanciare sguardi di fuoco a Edward, quando non vista. Non vedeva l’ora che
si congedassero per poter finalmente parlare col padre. Quando infine le donne
presero congedo chiese udienza al duca che fece portare alto tè per entrambi.
«Sembravi
molto a tuo agio poco fa» attaccò subito suo padre.
«Sì,
è stato un piacevole pomeriggio» mentì candidamente.
«Bene.
potresti averne molti altri con Lady Katherine.»
«Non
credo di comprendere, padre» gli disse incrociando le braccia.
«Ho
parlato col Marchese suo padre e ho acconsentito al vostro matrimonio.» Edward
si irrigidì assumendo a sua difesa un atteggiamento scostante.
«Davvero,
padre?»
«Sarà
una buona unione ed è tempo che arrivi un erede.»
«Sono
spiacente, padre, ma io ho già scelto la mia sposa» disse imperturbabile.
«Che
cosa? Perché non me ne hai parlato prima.»
«Perché
voi non mi avete chiesto alcunché. Se vi foste degnato di consultarmi non ci
troveremmo in questa incresciosa condizione.»
«Chi
è la fanciulla?» Edward raddrizzò le spalle. Non era un bambino, poteva
affrontare suo padre.
«Isabella»
pronunciò, senza distogliere lo sguardo. Il Duca lo fissò senza reazione finché
dilatò gli occhi per poi assottigliarli subito dopo.
«Per
Isabella intendi l’orfana che tua
madre ha accolto in casa nostra?» chiese, sprezzante.
«Esattamente»
rispose nello stesso tono.
«Sei
impazzito?» esplose il Duca. «È una cameriera, non puoi sposarla.»
«Io
credo che non vi siano motivazioni valide per non farlo.»
«È
una cameriera. Se vuoi sollazzarti continua a farlo, purché lo faccia con
discrezione. In ogni caso, dopo il matrimonio dovrai cessare ogni contatto. Non
sarebbe opportuno avere una relazione con lei. Potrai trovarti un’amante tra le
vedove della nobiltà.»
«Credo
di non essere stato chiaro, padre: io non sposerò Lady Katherine.»
«Sì,
lo farai.»
«Se
mi obbligherete a sposarla coprirò voi e il vostro nome di vergogna. Non la
toccherò nemmeno con un dito e mi farò vedere fuori con chiunque tranne che con
lei. Dirò a tutti i pari di amare Isabella dichiarando che si tratta di una
cameriera, la porterò all’opera e andrò a vivere con lei lasciando la vostra
pupilla in questa casa con la sua dama di compagnia.»
«Non
puoi farlo» gli disse il Duca con un filo di voce.
«Volete
scommettere?» Mai si era rivolto al padre con una tale mancanza di rispetto, ma
ne andava della sua vita e di quella della sua amata.
«I
nobili non accetteranno mai una cameriera, non riesci a capirlo?»
«Non
deve necessariamente restare tale» rispose senza perdere la tranquillità. Stava
sfidando la pazienza del padre, lo sapeva, ma non intendeva cedere.
«E
come speri di poter cambiare la sua condizione sociale?» chiese al limite
dell’esasperazione.
«Non
io, voi. Siete un Duca, non dovrebbe essere difficile procurarle un titolo
qualunque. Nessuno l’ha mai vista, non sarà difficile farla passare per la
figlia di una lontana cugina del Galles o quello che preferite. Direte che è
stata mandata qui per debuttare o… non lo so, quello che fanno le giovani donne
in società.»
«Oppure
getterai via tutto» sospirò infine. «Cosa dirò al Marchese? Ho dato la mia
disponibilità a questo matrimonio.»
«Avete
impegnato la mia vita senza consultarmi. Credo sia giusto che ve la sbrighiate
da solo.»
«Tu
non ti rendi conto. Se tua madre fosse viva…»
«Mia
madre amava Isabella» lo interruppe Edward «e avrebbe voluto per me un
matrimonio degno di essere vissuto. Non avrebbe voluto sapermi imprigionato in
una vita senza amore.»
«Non
posso farlo.» Edward provò pena per l’uomo che sembrava invecchiato di un
decennio, ma non poteva cedere proprio in quel momento.
«Io
credo possiate.» Si avviò alla porta ancora chiusa per congedarsi. Prima di
uscire si voltò ancora una volta. «Vi consiglio di fare presto. Intendo
presentare Isabella alla prossima stagione.» Il Duca sbiancò di colpo.
«Ma
è fra un mese appena!»
«Ritengo
sia un tempo sufficiente per parlarne con la vostra amante, in confidenza.
Ditele che la fanciulla arriverà in famiglia per fare il suo debutto alla
prossima stagione. Mi dicono non sia in grado di tenere un segreto nemmeno se
ne andasse della sua vita. Entro un paio di giorni al massimo tutti i nobili
sapranno. Al momento opportuno spargeremo la voce che sono stato conquistato
dalla sua avvenenza e che avete acconsentito al nostro matrimonio. E vi
consiglio di organizzare un matrimonio molto veloce, non vorrei arrivasse
un’erede troppo presto per i canoni del ton.»
«Isabella
è incinta?»
«Se
il Signore ci ha benedetti. Io di certo non ho fatto niente per evitarlo.»
«Hai
già deciso tutto non è così?» Edward fece un passo verso di lui per poi
fermarsi.
«Mi
spiace, padre, ma io l’amo e non intendo tornare sui miei passi. Fate in modo
che possa sposarla senza farvi vergognare. Sono disposto a rinunciare al titolo
e ogni bene per stare con lei. Con permesso. Si voltò e uscì dalla stanza senza
più fermarsi.
Un mese dopo…
La
stagione per Edward e Isabella, cominciava all’opera per proseguire al
ricevimento più importante, quello a cui “la nobiltà che conta” non poteva
mancare. Si erano trasferiti nella tenuta di Londra una settimana prima e, lì,
Isabella aveva trovato un intero guardaroba proveniente da Parigi. Come era
stato previsto, la notizia che una fanciulla del nord sarebbe arrivata alla
tenuta del Duca aveva impiegato veramente poco a fare il giro della nobiltà. Fu
assunta una cameriera personale e invitarono una giovane vedova a tenere
compagnia alla figlia del Conte Swan del
Cheshire. Il Duca aveva movimentato in segreto alcune sue conoscenze per
far sì che un’orfana che si occupava di rassettare parte della sua dimora
divenisse la figlia di un defunto conte. Fortunatamente nessuno aveva insinuato
alcun ché, certi che la parola del Duca fosse sinonimo di garanzia per la
ragazza. Una fanciulla che avrebbe potuto portare il disonore alla sua casata,
ma anche la donna che la sua compianta moglie aveva accolto come una figlia e
che il suo erede giurava di amare. Una donna per la quale era disposto a
rinunciare a tutto. Non aveva difficoltà a ricordare il primo incontro con la
donna che aveva amato dal primo istante sino alla sua prematura dipartita e che
ancora amava nonostante fosse nota a tutti la sua relazione con Lady Victoria.
Non l’aveva messa a parte della truffa ai danni della nobiltà; Edward aveva
ragione, era una gran pettegola e non sarebbe mai riuscita a tenere un segreto
come quello, senza tralasciare il fatto che avrebbe potuto usare l’informazione
contro di lui qualora avesse deciso di mettere fine alla relazione con lei. No,
solo il suo fedele maggiordomo e la governante ne erano al corrente; si fidava
ciecamente di entrambi, non avrebbero mai tradito la sua fiducia.
Edward,
seduto accanto a Isabella nella carrozza che li avrebbe condotti all’opera,
strinse la mano della giovane trasmettendole il calore che andava perdendo via
via che si avvicinavano alla loro destinazione. «Rilassati, amor mio, sarai
splendida.»
«Ho
paura, Edward. Io non sono come le donne che saranno presenti questa sera.»
Edward le sorrise dolcemente accentuando la stretta. «No, mia cara, tu non sei affatto come loro. C’è più grazia ed
eleganza in un tuo solo sguardo di quanta ne possiedano tutte loro messe assieme.»
Isabella fece per stringere le labbra nel dubbio, ma uno sguardo ammonitore del
suo promesso sposo gliele fece rilassare subito dopo. «Bene!» le disse
soddisfatto. «Vedo che ci siamo capiti.» La giovane eruppe in una piccola
risata che la illuminò. Edward ebbe l’impressione di vederle scivolare via la
tensione, ma sapeva che la parte più difficile doveva ancora arrivare. Scesero
dalla carrozza attirando l’attenzione di tutti i presenti. Si accostarono al
Duca al quale Isabella fece una riverenza e Edward un rispettoso saluto per poi
avviarsi al loro palco, seguiti dal resto della nobiltà. Lo spettacolo fu per
Isabella gioia e dolore a un tempo. Era sinceramente ammirata dall’opera, ma
continuava a torturarsi mani e labbra al pensiero del ricevimento che sarebbe
seguito. Edward le rimase accanto per tutto il tempo sciogliendo in parte la
tensione che la attanagliava.
La
residenza del Duca dell’Hampshire era la più ambita alla quale essere invitati.
Era noto a tutti che essere accettati da Lady Hampshire era il modo più diretto
per non essere esclusi dalla cerchia. La matrona andò personalmente incontro ai
ragazzi sorridendo con calore.
«Mio
caro» esordì la donna, «speravo tanto che riusciste a partecipare.» Allungò le
braccia in modo che Edward potesse inchinarsi a posare le labbra
rispettosamente.
«Milady,
non avremmo mai potuto insultare la vostra casata, mancando al vostro invito.
Inoltre incontrarvi è la parte migliore di tutta la stagione. Vi prego,
permettetemi di presentarvi Lady Isabella Swan, figlia del compianto Conte
dell’Hempshiere e prossima contessa del Durset.» La donna prestò tutta la sua
attenzione alla ragazza più discussa del momento, che teneva gli occhi bassi e
si prodigava in una rispettosa reverenza.
«È
un onore poter fare la vostra conoscenza, Vostra Grazia.» Spostando lo sguardo
sul ragazzo, la duchessa non trattenne un ampio sorriso.
«Beh,
Durset, avete lasciato tutti a bocca aperta» disse, con la tranquillità che
solo chi ha la certezza di essere intoccabile poteva permettersi. «Si
vociferava di una vostra unione col casato dei Volturi.»
«Che
posso dirvi, Carmen cara» le rispose, talmente piano che solo lei riuscì a
sentirlo, «alcune volte girano voci del tutto infondate» concluse col suo
sorriso speciale.
«Siete
impossibile! Posso solo farvi i complimenti, è una creatura deliziosa» continuò
come se la giovane col viso in fiamme non fosse al loro fianco.
La
serata continuò tra presentazioni e complimenti. Isabella era esausta, ma
felice. Nonostante la sua scarsa esperienza coi rapporti umani, aveva una
piacevole sensazione al petto. Odiava dover mentire, ma era consapevole che
fosse l’unico modo per poter vivere con Edward. Ciò che avrebbe evitato
volentieri erano gli sguardi di puro odio delle giovani in età da marito che
speravano di diventare duchesse, soprattutto quelli di una giovane bionda,
bellissima e altera. Immaginò si trattasse di Lady Katherine.
«Non
tormentarti, amor mio» le bisbigliò Edward vicino all’orecchio. «Non l’avrei
sposata neanche se tu non ci fossi stata. In ogni caso, sei tu l’unica padrona
del mio cuore, non lasciare che una ragazzina viziata rovini l’inizio della
nostra nuova vita insieme.» Isabella lasciò andare il fiato rivolgendogli un
sorriso radioso. Era vero, lei e solo lei sarebbe stata la sua sposa, titolo
nobiliare o meno.
Tornare
a casa fu una liberazione. Isabella chiese l’aiuto della sua cameriera per
liberarsi dal prezioso abito indossato per la serata. Indossò la sua nuova
veste da camera lasciando i lunghi capelli sciolti sulle spalle come amava
Edward. Congedò la cameriera sedendosi sul letto in attesa del suo amante. Si
lasciò andare posando la metà del corpo sulle morbide coltri. Un sorriso
estasiato le illuminò il volto. Entro pochi giorni sarebbero stati marito e
moglie. Non avrebbe mai immaginato un epilogo simile, rendersi conto che tutto
quello che stava vivendo era reale era sbalorditivo. Edward entrò nella sua
camera dalla porta comunicante, la guardò felice che le cose si fossero
sistemate nel modo migliore. Vivere il resto della vita con lei era l’unico suo
desiderio, poterlo fare senza rinunciare al suo titolo e gli indubbi vantaggi
che comportava lo rendeva ancora più felice. Si avvicinò a lei prendendola tra
le braccia. Restarono così, senza parlare, a guardarsi negli occhi per
parecchio tempo. Avrebbero fatto l’amore, Edward avrebbe consegnato il suo
cuore alla ragazza ancora una volta prendendo a sua volta tutto ciò che
Isabella gli avrebbe concesso.
Insieme, per sempre.
Insieme, per sempre.

Romantica... romantica.... romantica!!! Il più classico degli intrecci: lei bella ma povera, lui ricco e innamorato. Sfidano le convenzioni con intelligenza, in modo da poter coronare il loro sogno d'amore. E vissero per sempre felici e contenti. Coinvolgente e ben scritta, ottimamente compresa nel breve spazio della one shot. Una favola che rende la vita più bella.
RispondiEliminaFederica - Fede13
Bella, mi è piaciuta!
RispondiEliminaMan mano che leggo le storie, sono sempre più dispiaciuta di avervi costretto ad una storia breve per un tema come questo, perchè è davvero difficile condensare molte cose - due fondamentali: la storia d'amore e l'epoca storica - costringendole in poco spazio. In questo vi sto ammirando con pura gioia.
La tua storia, in particolare, è ottimamente trattata, ottimamente scritta, e gradevolissima da leggere.
Brava!
-Sparv-
Molto romantica e sentimentale è narrata in forma piacevole e scorrevole. Gli Edward rimangono sempre molto più interessanti per quanto mi riguarda e amo i mille modi che le scrittrici hanno di rappresentarlo. Il tuo è molto carino davvero. Brava.
RispondiEliminaFrancies
Romantica... semplice... delicata.
RispondiEliminaScritta in modo egregio scorre tra le dita (se si può dire così) in maniera deliziosa. Un Edward caparbio che sa mettersi di traverso all'imposizione del padre per amore di una donna semplice ma che ricambia i forti sentimenti del giovane. Mi piace il sottile non credere alle parole di Edward da parte di Bella che, in quanto serva, non poteva sperare di essere ricambiata dal giovane nobile tanto da sposarlo.
Bella, ricca di sentimento, espressa con semplicità e correttezza. Bravissima.
Dolcissima e davvero molto carina <3
RispondiEliminaBrava!!!
Ma che dolce e romantica storia!!!
RispondiEliminaUn Edward di nobile casata ma di ancora più nobile cuore... Mmhhhhh!!! Mi è piaciuto molto, determinato, concreto, sicuro.... Bravissima!
L'Edward di questa shot mi è piaciuto infinitamente. Non si fa mettere i piedi in testa dagli obblighi e dal volere del padre, è un sognatore, un romantico... e fa sognare un po' anche noi.
RispondiEliminaBellissima. Bellissima davvero.
Temo nel chiedere un approfondimento di questa storia, per come potrebbe rispondere l'autrice... ma sarebbe meraviglioso se anche di questa si vedessero più capitoli e le vicende rese, una volta finito il contest, più lente e dettagliate.... sarebbe una storia romantica davvero stupenda, che leggerei senza ombra di dubbio senza staccare mai gli occhi dallo schermo.
Complimenti
e Grazie
Edward... Edward.. Edward... cosa fai al mio cuoreeeee! Mi associo ai complimenti lasciati dalle altre lettrici. Storia delicata, romantica, una specie di fiaba a tinte rosa. Completa come trama e scritta molto bene! Bravissima. Una shot molto bella e forse forse... ho capito chi sei! - Cristina -
RispondiEliminaUna bella storia, ben scritta, con personaggi particolari per l'epoca: Edward non si piega alla volontà paterna e Bella è restia a credere alle belle parole del "principe azzurro" cosa che invece era abbastanza scontata nelle ragazze a quei tempi.
RispondiEliminaUn altra favola romanticamente romantica ma non priva di colpi di scena come l'imporsi del nostro Edward.
RispondiEliminaMi è piaciuta anche la sottile ironia di Bella che giustamente non poteva credere nelle parole del suo amato.
Ma come sempre Edward ci stupisce.
Bravissima!!!
Grazie, un Bacio
JB
Bella romantica.
RispondiEliminal'idea di renderli nei comportamenti e nei pensieri un po "moderni" rispetto alla loro epoca mi è piaciuto particolarmente.
Per me è stato uno dei punti di forza della.tua OS.
Brava brava brava!
Romantica e ben scritta. Un classico delle storie d'amore, lui nobile e lei di umili origini, che però non stanca mai. Molto bella davvero!
RispondiEliminaDolcissima e romantica, davvero una favola incantevole
RispondiEliminaComplimenti anche a te
Questa storia è sul serio un classico, però mi hanno colpito alcuni elementi di originalità, ad esempio la disillusione di Bella. Mi è piaciuta la tua scelta di on renderla una ragazzina ingenua ma una persona che sa come va il mondo. I suoi dubbi e il suo dolore nascosto quando pensava che tutto sarebbe finito hanno dato un sapore leggermente amaro alla storia, che ho adorato. Bravissima!!!
RispondiEliminaAleuname