Pov. Rosalie
È domenica e come ogni settimana i miei genitori sono a
pranzo a casa nostra.
Sto preparando il caffè e nel frattempo aspetto che il caffè
inondi la cucina con il suo aroma, mi appoggio allo stipite della porta per
guardare che cosa sta succedendo in salotto.
“Nonno! Nonno, fammi volare” il mio piccolo Ryan arriva
correndo verso mio padre lo aspetta in fondo al corridoio.
Le sue braccia sono aperte, pronte per sollevarlo. I suoi
capelli, un tempo biondo ramato ora sono spruzzati qua e là d’argento, i suoi
occhi verdi brillano mentre incinta Ryan “Dai giovanotto, che aspetti a
saltare?”.
Mi volto verso mio marito che seduto sul divano osserva
divertito quel folle uomo che si fa allegramente torturare da nostro figlio.
“Emm?”
Mi guarda “Dimmi Ros”
“Fai calmare Ryan”
Mio padre, deve aver sentito quel che ho detto, nonostante
stia gattonando per il salotto con Ryan sulle spalle che crede di andare a
cavallo, alza il viso verso di me “Signora, tuo padre fa ancora girare la
testa” e poi scoppia a ridere.
“Non stai bene nonno?” esclama spiritosa Hope, che se ne sta
accoccolata sul divano vicino alla nonna.
“Si Edward, non stai bene?” esclama piccata mia mamma
mentre, inarcando un sopracciglio, fulmina mio padre.
“Dai Bella, non iniziare!” dice divertito.
Mamma non gli risponde mentre continua ad accarezzare pigramente
i capelli di Hope.
La nostra principessa ha 8 anni. Lei e mia madre, quando
sono insieme, passano ore intere a parlare e a leggere libri.
Una passione che mia madre le ha trasmesso fin dalla
nascita, quando per farla addormentare la coccolava con la voce dolce e
melodiosa e le leggeva poesie per bambini. Ore intere nelle sua cameretta a
leggere le favole più disparate che pian piano si sono trasformate nei romanzi
classici e Dio solo sa dove arriveranno con passare degli anni di Hope.
Emmet si alza dal divano e mi affianca, passa dolcemente un
braccio sulla mia vita “è incredibile come i tuoi genitori siano ancora così
innamorati dopo 35 anni di matrimonio.” Sussurra dolcemente.
Gli sfioro una guancia sorridendo mentre osservo mio padre
avvicinarsi al divano dove mamma è seduta e baciarle i capelli.
Spesso penso al loro amore.
Insieme hanno contato 35 lunghi anni e vederli adesso è come
se il tempo si fosse cristallizzato.
“Nonna?”
“Dimmi amore.”
“Mi racconti la vostra storia?” chiede speranzosa Hope.
Mia mamma sorride emozionata “Va bene Hope” poi guarda Ryan
seduto sul tavolino di fronte a lei “La vuoi ascoltare anche tu tesoro?” gli
chiede amorevole.
Mio padre si siede sul divano accanto a mamma ed Hope e si
volta a guardarla mentre fa dondolare sulle sue ginocchia Ryan.
Mamma ha lo sguardo che brilla mentre sembra tornare
indietro nel tempo.
“Io e il nonno prima di sposarci e venire a vivere qui a
Chicago, abitavamo a Sunbury in Pennsylvania. I nostri nonni erano dei semplici
operai e a quei tempi poche persone potevano permettersi di andare a scuola o
di pagare ai loro figli gli studi necessari per il loro avvenire. In quei tempi
difficili l’unica cosa importante era andare a lavoro, qualsiasi esso era, e
portare a tavola il pane per poter sfamare tutti i componenti della famiglia. Nel
1974 a
Three Mile Island fu costruita una centrale nucleare.”
La mamma sembra tornare a quegli anni “Avevo conosciuto vostro
nonno perché abitavamo nello stesso quartiere e avendo la stessa età di zio
Jasper, spesso ci ritrovavamo a giocavano insieme”.
“Era bello? Ti piaceva?” chiede curiosa Hope.
“Oh si. Era bellissimo! Alto, con i capelli biondi un po’ lunghi
con quelle ciocche pazze e quei due occhioni verdi. Tante ragazzine passavano
giornate a spiarlo mentre faceva dei lavoretti in paese.” Ridacchia mamma.
“Piacevo anche a te” risponde entusiasta papà prima di
alzarsi e portare in camera Ryan che si è addormentato durante la prima parte
del racconto.
Mamma da un gomitata scherzosa ad Hope prima di riprendere
il racconto.
“Quella centrale
nucleare fu una grossa novità. Prima di allora, il fiume Susquehanna era
utilizzato solo per la navigazione o per irrigare i terreni delle fattorie che
si trovavano lungo le rive.”
“Fu subito ben accetta? Insomma, parliamo degli anni ‘70 e
di centrale nucleare” chiede Emmet sempre più interessato.
“Oh no, ma sai Emmet, alla fine ha portato anche molto
lavoro. Le novità fanno sempre un po’ paura all’inizio.” Scuote il capo mamma
“Io, zio Jasper e nonno Edward riuscimmo ad essere assunti. Agli uomini era
stata data la mansione di operai giù nei fondi in riva al fiume, mentre io avevo
avuto il classico lavoro d’ufficio. Eravamo poco più che ventenni e avevamo
trovato un lavoro che sembrava affidabile. I primi anni andarono benissimo. Il
lavoro proseguiva, la centrale era ben vista, ma soprattutto potevo vedere
Edward tutti i giorni.” sorride mamma.
“Eravate fidanzati?” chiede Hope
“ No. No. No. Mi piaceva, lo guardava ogni volta che potevo,
ma niente di più. Poi c’era lo zio Jasper, era un fratello maggiore super
geloso e iperprotettivo.”
Prende un respiro profondo, come se all’improvviso il peggio
fosse arrivato “Erano le 4:00 di mattina
del 28 marzo del 1979, nonno e zio erano in servizio dalla sera prima per il
turno di controllo notturno. Io avrei cominciato il mio turno in ufficio quella
mattina alle 7:00.
Ricordo ancora il rumore assordante delle sirene e degli
allarmi della centrale. Sul momento non riuscivamo a capire qual’era la causa
di tutto quel frastuono. I nonni pensavano ad un bombardamento e che le sirene
fossero un allarme per il coprifuoco. A quei tempi non c’erano telefoni e i pochi
televisori esistenti erano nelle case dei più ricchi.” Si ferma come per riordinare le idee “Ero
scesa in cucina con mamma, eravamo attaccate alla finestra per cercare una
spiegazione in mezzo a quel buio e fumo, mentre papà era uscito in strada come
molti altri uomini. Non so quanto tempo passò, ma ricordo ancora la sensazione
che provai quando guardai i suoi occhi terrorizzati.” I suoi occhi si fanno
subito lucidi “Ci disse che ci fu un guasto al
circuito di refrigerazione secondario che causò un blocco della portata di
alimentazione ai generatori di vapore. L’insufficienza della strumentazione
nella sala di controllo impedì di capire tempestivamente il problema.”
“Oh” Hope si era portata le mani alla bocca “Il nonno e Zio Jasper?”
“Furono ore di paura. Gli operai che si trovavano dentro la
centrale e noi abitanti nelle zone vicine eravamo a rischio contaminazione. La
paura aveva paralizzato tutti. Non sapevamo che cosa fare. Nessuno ci diceva
niente.”
“Cosa successe?” Emm è sempre più coinvolto dal racconto.
“Riuscii a scappare di casa, anche se mio padre ci aveva
proibito di lasciare casa anche solo per prendere il giornale fuori dalla
porta. La centrale era a pochi km. Ero
terrorizzata per mio fratello ma soprattutto capii che ero innamorata di
Edward. Dovevo sapere se era ancora vivo. A qualunque costo.” Sorrise verso mio
padre che si era seduto di nuovo accanto a lei “Quando arrivai lì, era un
brulicare di poliziotti e vigili del fuoco. La zona era stata messa sotto
protezione e transennata per non far accedere nessuno se non persone competenti
che potevano fare qualcosa per salvare il salvabile. Sembrava di essere in
guerra. Se qualcuno sorpassava il limite invalicabile, venivi preso e accompagnato
immediatamente il più lontano possibile. Tutto questo era giusto, c’era paura
della contaminazione nucleare. Tutto questo poteva diventare una strage.”
“E tu? Cos’hai fatto?” le chiede Hope.
Mia mamma sorride mentre scuote la testa divertita
“Nell’edificio sul lato del fiume, dove si trovavano gli spogliatoi, c’era una
piccola finestrella. La lasciavano sempre aperta, così grazie al buio riuscii
ad entrare. Una volta entrata dentro riuscivo a sentire le voci concitate degli
operai e dei capi. Però dovevo rimanere nascosta, se mi avessero scoperto mi
avrebbero cacciato. Aspettai. Aspettai nascosta, pregando Dio che loro stessero
bene.” Mio padre le sorride “Passò un’eternità prima che i capi lasciassero gli
operai da soli, così corsi da loro. La tensione era altissima, i ragazzi
lavoravano freneticamente per riparare il guasto. I miei occhi correvano su
ognuno di loro, ansiosi di trovare loro due. E poi finalmente li vidi, erano
insieme e stavano chini sopra ad un pannello. Ricordo che i miei piedi
partirono ancora prima che la mia mente glielo ordinasse. Li raggiunsi correndo
e piangendo, ripetendo i loro nomi come in una litania. Lo zio mi guardò come se fossi un fantasma…”
papà la interrompe “Io pensai che fosse ancora più bella di sempre.” Sorrise
emozionato “Fregandomene di quello che stava succedendo intorno a noi e di
quello che pensava Jasper, la strinsi forte a me. Jasper la rimproverò per aver
disubbidito al padre mentre io non riuscivo a toglierle gli occhi e le braccia di
dosso. Fu come se mi fossi risvegliato da un lungo sogno. Ma avevamo ancora un
sacco di problemi da risolvere, lei era ancora sotto choc e così la facemmo
sedere accanto a noi mentre continuammo a lavorare.
Quella stessa sera vero le 20:00 riuscimmo a ristabilire la
refrigerazione forzata del reattore guastato e contenere il danno.” Si lascia
andare ad un sospiro “è stato come andare all’inferno e tornare indietro. Ci
fecero uscire dopo diversi controlli.
Lasciammo la centrale a notte inoltrata e fummo trasportati nell’ospedale più
vicino per un controllo.”
“Eravate salvi?” chiese la piccola
“Si. Il peggio era passato, non avevamo subito
contaminazione e per fortuna il danno subito in centrale era stato arginato.”
Le risponde mamma “Provammo tanta paura, ma eravamo sani e salvi…” “…ed
innamorati…” aggiunge papà “Appena uscimmo dall’ospedale mi inginocchiai e le
chiesi di sposarmi” gli trema la voce mentre lo racconta “L’amavo da sempre.
L’avevo vista bambina e poi sbocciare in una splendida giovane donna.”
“E l’anello nonna?” chiede incuriosita Hope.
Ride di gusto “Non lo aveva. Ricordo che si è letteralmente
buttato in ginocchio, tanto che sia io che lo zio ci spaventammo. Mi disse
semplicemente sposami.” “Sposami!” lo dicono nello stesso momento e
improvvisamente sembra di vederli di nuovo ragazzi. “Mi inginocchiai difronte a
lui e lo baciai. Fu il mio primo bacio. Il mio primo amore.”
“Nonni…” Hope li guarda con occhi e voce sognante.
Sono con mamma in cucina, sto preparando la merenda a Ryan
che tra poco si dovrebbe svegliare. Parliamo tanto io e mamma, di tante cose.
“è bello come ancora ti guarda papà”
“Mia piccola Rose” mamma si avvicina e mi stringe un fianco
“Sono stata una donna molto fortunata. Ho conosciuto tuo padre, ci siamo
innamorati, sposati e poi ti abbiamo
voluto con tutto l’amore possibile. Quando sei nata hai dato un senso alla
nostra vita. La tua bisnonna diceva che i figli nascono dal cuore ed è
realmente così. Io e papà abbiamo coltivato il nostro amore con pazienza,
voglia e dedizione. Qualche litigata c’è stata e ci sarà. E normale ma, mia piccola Rose, quando si va a letto si deve
aver già fatto la pace. Sempre. Io e papà ci amiamo ancora, oggi come 35 anni
fa.”
“Siete così belli”
Sorride “Sai, tuo padre da sempre, ogni mattina alle 7.00 si
sveglia per preparare il caffè per colazione, prima di alzarsi dal letto, mi da
un bacio sulla fronte e mi dice ti amo.”
La guardo incuriosita “Come fai a saperlo?”
Scuote la testa divertita “Perché sono 35 anni che mi
sveglio alle 6.30, ma faccio finta di dormire per potergli sentire dire quelle
parole”.
Rido “Mamma!”
“Sii felice piccola mia, Emmet ti guarda come papà guarda
me. Hai una vita meravigliosa davanti a
te.” Mi abbraccia forte.
“Ecco le mie donne” esclama contento papà prima di
avvicinarsi e stringerci fra le sue braccia. “Vi amo ragazze”.
Il loro profumo.
Il profumo di mamma e papà.
Il profumo di casa.
Il profumo d’amore.

Mi hai fatto scendere la lacrimuccia. Una storia molto bella, intima ed emozionante. Mi piace molto l' idea di Bella e Edward nonni. Non l' ho mai trovata prima ed é dolcissima. Brava, brava, brava
RispondiEliminaUn racconto dolcissimo e pieno di amore...quello di "una volta" che profumava di semplicità e schiettezza...e di torta di mele. Mi emoziona sempre molto visualizzare un Edward avanti negli anni e il tuo è davvero un nonno perfetto e un marito tenero. Il valore della famiglia viene esaltato nel modo più tradizionale, un po' quello nel quale sono cresciuta e che amo per ciò che mi ha insegnato. Mi hai fatta sorridere...grazie.
RispondiEliminaHo adorato l'idea di Edward e Bella nonni, innamorati come il primo giorno. Non è mai facile rompere l'illusione di questi due personaggi eternamente giovani e belli, invece lo hai fatto con grazia e delicatezza. Brava!
RispondiEliminaFederica - Fede13
Come dico sempre: le scene di sesso bollente rendono una storia assai godibili se scritte bene, ma non sono essenziali per renderla meravigliosa e tu l'hai dimostrato senza ombra di dubbio.
RispondiEliminaSarei stata delle ore a leggere di questi personaggi. Ritengo che la tua storia sia originale e il contesto in cui hai fatto sbocciare e maturare il loro amore mi è piaciuto molto.
Tutta la famiglia mi ha coinvolto e poi il racconto finale con lui che la bacia e le confessa il suo amore da tutta la vita...
Complimenti.
Bellissima, delicatissima ma soprattutto originalissima.
RispondiEliminaBen scritta tocca le corde dell'anima proprio perché gli eventi vengono narrati attraverso i ricordi di una nonna. Io credo che non ci sia crescita interiore migliore che rimanere affascinati da due anziani che sono la testimonianza che l'amore va oltre...
Brava... complimenti.
Tenera e perfetta! Sei stata un drago ad esprimere tutto quello che c'era da dire in una o/s breve. Si respira tanto amore per la famiglia qui, un amore a cui tu, evidentemente, non sei estranea. Bella la storia, l'idea e il racconto del passato.
RispondiEliminaBravissima!
-Sparv-
Ma quanto è tenera questa storia????
RispondiEliminaÈ dolcissima e commovente!!! Mi è piaciuta tantissimo!!! Sei davvero brava perché sai emozionare e trascini chi ti legge fino in fondo!!
Grande!!!!!!
Tenera. Essenziale. Bellissima. Profonda. Stupenda.
RispondiEliminaNon ho mai immaginato Edward e Bella nonni, non ho mai pensato ad una storia scritta e vissuta da una terza persona, mentre ascolta i racconti dei suoi genitori. Decisamente una scelta originale e meravigliosa.
L'ho trovata una storia bellissima, è corta per i miei standard ma perfetta così com'è.
Dolce e commovente.
Sono felice tu abbia partecipato perchè una storia così davvero merita.
Complimenti e bravissima!
Concordo con tutte coloro che hanno scritto "tenera". Tenerissima anzi. Uno spaccato di vita caldo e familiare, una descrizione che tocca il cuore. Originale come impianto e forse, questa volta (se ho capito chi sei), nemmeno troppo breve! Brava!!
RispondiEliminaDolce e originale :-)
RispondiEliminaMolto tenera <3
Si respira davvero aria di famiglia e di casa in questa storia...chiacchiere davanti al camino, pane fresco, sorrisi ed affetto, molto carina.
RispondiEliminaCarina l'idea di renderla una storia raccontata da una nonna!
RispondiEliminaBrava!
Dolcissima e tenerissima!!!
RispondiEliminaAll'inizio ho storto un pò il naso vedendo il pov Rose ma invece me l'hai fatta amare fino alla fine!
Forse ho capito chi sei e concordo con la Cri ;)
Davvero una bella favola da raccontare ai nipoti e anche ai figli davanti al camino di una casa accogliente e piena d'amore.
Grazie, un Bacio
JB
Dopo aver letto questa ho galleggiato una giornata su una nuvoletta tutta rosa!!! Complimenti e' davvero un piccolo gioiello!
RispondiEliminanonostante in tante abbiano usato l'aggettivo "tenera" non posso fare a meno di usarlo a mia volta. Brava, non ci sono drammi esagerati, non ci sono i cattivi della storia, ma è una novella che si legge piacevoltmente per evadere dalla quotidianità e ti fa sorridere
RispondiEliminaSono una fan di queste storie in cui Edward e Bella raccontano da vecchi come si sono conosciuti. Questa in particolare l'ho trovata molto efficace nel far trasparire i sentimenti dei personaggi attraverso i ricordi, infatti di solito il rischio che si corre è che tutte le sensazioni del passato non riescano ad arrivare a chi legge. Tu hai saputo superare brillantemente quest'ostacolo, bravissima!!!
RispondiEliminaAleuname.