lunedì 22 dicembre 2014

" Over the Hills and Far Away "



“Over the hills and far away,
for ten long years he'll count the days.
Over the
mountains and the seas,
a prisoner's life for him there'll be.


Over the hills and far away,
he swears he will return one day.
Far from the mountains and the seas,
back in her arms he swears he'll be.

Over the hills and far away,
she prays he will return one day.
As sure as
the rivers reach the seas,
back in his arms is where she'll be.

Over the hills,
over the hills and far away.”

(Nightwish – Over the Hills and Far Away)

Southampton, Agosto 1918.


“Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.” pregai sussurrando.

Erano tempi difficili questi, e il mio unico conforto era la preghiera.

Da quando il mio amato è partito per il fronte, insieme ai suoi commilitoni, non ho più notizie di lui...

Oh amore mio...
Mi manchi da morire...
Ti prego dammi notizie...

Sono i pensieri che mi accompagnano ogni giorno ormai.

“Padre Nostro che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno e sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male. Amen.”

Sono passati anni da quando iniziò la Prima Guerra Mondiale.
Anni da quando mio marito e tutti gli uomini del Paese partirono per il fronte.
Noi donne, in assenza dei nostri uomini, fummo costrette ad adattarci alla situazione.
Molte di noi si sono dovute trovare un lavoro per mantenere la famiglia.
Le fabbriche in piena guerra si convertirono in fabbriche belliche.
So che molte di noi non ne erano felici, ma ci dovevamo adattare, per mantenerci in questi tempi difficili.

Persa nei miei pensieri, quasi saltellai dalla panca non appena udii la voce del prete.

“La messa è finita, andate in Pace.” con queste parole il sacerdote concluse la messa domenicale.

“Bella, andiamo a casa” sussurrò mia sorella.
“Ma certo. Vuoi che ci prendiamo a prendere un gelato, tesoro?” chiesi sorridendo alla piccola Alice.

La presi per mano e insieme ci avviammo alla Gelateria.

Tornate a casa, mi misi subito a preparare il pranzo.
E feci una tisana a mia madre.

“Madre ho fatto una tisana, la volete?”

Nonostante sapessi che mai avrei ricevuto risposta, sperai che la mia adorata madre mi desse segni di vita.
Nessuna risposta.
Sospirai sconfitta.

Da quando è arrivata la notizia della morte al fronte di mio padre, non è più la stessa.
E' come se si fosse spenta, come se non avesse più niente per cui vivere.
Se ne sta ferma, immobile, con lo sguardo perso nel vuoto ed io mi sento impotente.
Ma devo pensare a mia sorella e a mio figlio.
Hanno bisogno di me, non posso e non devo arrendermi.

Ma la capisco.
So quanto è doloroso vivere nel terrore di perdere la persona che ami più della tua stessa vita.
Nel mio caso però di lui semplicemente non si hanno più notizie.
Scomparso, mi hanno detto.
Non vuol dire che sia morto... e io tengo ancora viva la speranza che il mio Edward sia vivo.

Edward...

Inevitabilmente, mi persi di nuovo nei miei pensieri.


* * *


Conobbi Edward nel giorno del mio sedicesimo compleanno.
La mia famiglia aveva invitato molte persone, anche gente che non conoscevo.
Mio padre Charles era un ufficiale dell'Esercito. Era un uomo tutto d'un pezzo, che aveva a cuore i suoi sottoposti. Un uomo burbero e di poche parole ma dal cuore buono. Era gentile, anche se parlava poco, e so che ha amato tanto le sue donne: mia sorella minore, mia madre e me.
Mia madre Renee, di origini francesi, era di famiglia aristocratica. Dal carattere esuberante, mia madre era decisamente l'opposto di mio padre.
Tuttavia, nonostante il loro matrimonio era combinato e i loro caratteri così diversi, si amavano tanto.

Forse troppo...

Ad ogni modo, il 13 Settembre del 1912 era il mio compleanno e mia madre, che amava tanto le feste, ne organizzò una forse troppo grande per me, che ero più come mio padre.

Ma fu quel giorno che lo vidi, per la prima volta.
Lo notai subito, impossibile non farlo.
Era uno dei ragazzi più belli che abbia mai visto in tutta la mia vita.
Alto, con folti capelli color rame e gli occhi verdi... mi sentivo niente in confronto a lui.
Senza che me ne rendessi conto, mi sentii attratta da questo ragazzo bello e solare.
Sentivo che qualcosa ci univa.
Ed era qualcosa di più che una semplice conoscenza tra amici di famiglia.
Mi sentivo legata a lui da un filo invisibile.
Che mi fossi innamorata?
Mi sembrava troppo presto ma a dirla tutta all'epoca non pensavo certo ai ragazzi.
Ero una ragazzina e fare certi pensieri, per una ragazza per bene, era sconveniente.
Ma non era in quei termini che pensavo a lui, o meglio non solo, semplicemente sentivo una strana connessione con lui... e speravo che non fosse una cosa a senso unico.

Ma fu quando ci parlai la prima volta, giorni dopo, senza i rispettivi genitori a controllarci, che capii quanto fosse importante lui per me.

Ero immersa nella lettura di Cime Tempestose, il mio romanzo preferito, quando una voce profonda ed ammaliante mi bloccò.
Era Edward.

“Non capisco come possa piacerti quel romanzo... i protagonisti sono personaggi disgustosi che si rovinano la vita a vicenda. Non possono essere considerati al livello di coppie come Romeo e Giulietta oppure Elizabeth Bennet e Darcy. La loro non è una storia d'amore, ma di odio.”

Indispettita da quel commento risposi “Beh, forse, ma è proprio questo il loro punto forte. Il loro amore va oltre l'immaginabile... nonostante l'egoismo, la cattiveria e la morte continuano ad amarsi.”

“Spero che tu non sia tanto temeraria da innamorarti di una persona così malevola” rise.

“Beh, io spero che tu sia abbastanza sveglio da evitare una persona tanto egoista. A dir la verità l'origine di tutti i problemi è Catherine, non Heathcliff.”

“Farò attenzione.”

Da quel momento iniziò la nostra amicizia, tanto che diventammo inseparabili.

Imparai a conoscerlo veramente.
Imparai a vedere in lui quel lato che, a molti, teneva nascosto.
Non era solo il bellissimo ragazzo di buona famiglia che mostrava... era una persona gentile ed altruista.
Col passare del tempo divenne la mia spalla ed il mio protettore.
Ad esempio, quando Mike Newton, l'arrogante figlio del sindaco della città, mi baciò senza il mio permesso, Edward mi difese a spada tratta.

Come un cavaliere fa con la sua dama...

Pensandoci adesso, credo proprio che fu in quel momento che scoccò la scintilla del vero Amore.
Lo avevo trovato.
Dopo innumerevoli letture di romanzi e di fantasie sull'Amore, mi innamorai perdutamente.
E mi innamorai a senso unico del mio migliore amico.

Ma che lo volessimo o no, ci saremmo frequentati comunque.
Difatti i nostri genitori, amici tra loro di lunga data, avevano deciso che volenti o nolenti ci saremmo dovuti sposare.
La notizia ci sconvolse, anche se non più di quel tanto.
Avevamo un buon rapporto e io nel corso del tempo compresi che mi ero totalmente, irrimediabilmente ed incondizionatamente innamorata di lui.
Ma non sapevo se lui provava quello che provavo io per lui... non me lo disse mai apertamente.
Ma i suoi gesti mi facevano capire che lui ci teneva a me, che mi voleva bene.
Speravo che anche per lui successe come per me... ovvero che avesse imparato ad amarmi non solo come amica ma anche come donna.

Non passò molto tempo... il 13 Maggio del 1914, si celebrarono le nostre nozze.
Nella nostra prima notte scoprii il piacere sessuale.
Edward era un vero gentiluomo sotto ogni punto di vista e non mi costrinse mai a fare qualcosa che non volevo.
Io ero desiderosa di provare, desiderosa di farlo godere.
Complici le mie migliori amiche Rosalie e Kate – la moglie di mio cugino Emmett e la sorella di Edward, rispettivamente – mi interessai al sesso in una maniera che nemmeno credevo possibile.

Inutile dirlo: Edward e io ci siamo divertiti parecchio.
La fantasia non ci è mai mancata.

E neanche a farlo apposta, rimasi incinta.
Ne eravamo molto felici, il nostro primo figlio.

Ma le cose belle, si sa, durano poco.

Il 28 Luglio dello stesso anno l'Impero Austro-Ungarico dichiarò guerra al Regno di Serbia, a causa dell'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este.
Scoppiò la Prima Guerra Mondiale.
La Grande Guerra.

L'Impero Britannico, il nostro Paese, si alleò con la Francia, l'Impero Russo e l'Italia.
Tutti gli uomini validi vennero reclutati al fronte, compresi mio marito, mio padre, mio cugino Emmett e il marito di Kate, Garrett.

E dal momento che noi donne non potevamo arruolarci, rimanemmo qui.
Alcune scelsero di partire per il fronte come infermiere, altre no.
Ma i tempi erano difficili, molto difficili, e molte di noi dovettero cercarsi un lavoro.
Le fabbriche vennero convertite a tale scopo.
Io, al contrario di molte che scelsero le fabbriche belliche, scegli di occuparmi dei bambini.

Sentivo che era quello il mio posto.

Lo feci soprattutto per stare più vicina alla piccola Alice, la mia sorellina, e a Anthony, il figlio mio e di Edward.
Per stare vicino anche alla famiglia di Edward e in particolare a Kate e Rose.
E soprattutto per occuparmi al meglio di mia madre, rimasta in stato di shock da quando ci arrivò la notizia della morte di mio padre.
I dottori ci dissero che la notizia è stata così scioccante che è in stato catatonico.

Catatonia.

Vedere la mia sempre allegra madre in questo stato... è terribile per me.
Quante volte ho provato a farla reagire?
Quante volte ho provato a farla tornare tra noi?
Tante. Troppe.
Ma è sempre lì ferma, immobile, sul letto.

Mi asciugai le lacrime e mi feci forza.
Dovevo badare al mio bambino e mia sorella adesso.

Loro contano su di me e non potrei sopportare di deluderli.

“Bambini, è ora di andare a dormire.” e ci avviammo alle nostre camere.


“Mamma, posso dormire con te?” mi chiese il piccolo Tony con la sua dolcissima voce.

“Ma certo amore”


“Mamma dov'è papà?” mi chiese mio figlio non appena fummo sotto le lenzuola.

Sospirai piano.

Anthony Charles Masen nacque il 20 Marzo del 1915.

Spaventata e sola, avevo paura.
Ma non appena i medici me lo misero in braccio, ogni paura svanì lasciandomi solo tanto amore.
Amore verso la piccola creatura che io e il mio amato abbiamo creato.
Scelsi Anthony per via del secondo nome di Edward e Charles, in onore del mio defunto padre.

E' la luce dei miei occhi insieme alla mia sorellina.
Per loro, lo so, farei qualsiasi cosa.
Per loro sono pronta ad affrontare qualsiasi cosa, anche la più orribile.

Tony non ha mai conosciuto suo padre ma io, parlando sempre di lui, è come se glielo faccio conoscere.
E quando mi guarda con quegli occhi verdi, uguali a quelli del padre, non posso fare a meno di piangere.
Ma cerco sempre di sopprimere le mie lacrime... cerco sempre di essere forte per lui.
A volte ci riesco, a volte no.
Ma il mio bambino è dolce e intelligente, e nonostante la sua innocenza dovuta alla giovane età sa che c'è qualcosa di orribile in atto.
Sa che ci sono persone che soffrono e muoiono.
Eppure riesce a mantenere quell'innocenza tipica dei bambini.

Oh piccolo mio!

Ma come posso dirgli dove si trova suo padre, se nemmeno io lo so?

Mesi fa mi è arrivata la notizia della sua scomparsa e da allora vivo nel costante terrore di perderlo.
Non che sia diverso se non lo fosse ma non sapere dov'è, non sapere se sta bene, mi comprime il cuore in una morsa così dolorosa che ci sono dei momenti in cui sto male anche fisicamente.

Solo l'affetto dei miei bambini – Alice la considero un po' come una mia bimba – e di quelli che accudisco mi rendono più forte e determinata.

“Presto, amore mio, tornerà a casa e finalmente lo potremo abbracciare.” gli risposi.

Finalmente si addormentò, cullato dalla mia ninna-nanna, la ninna-nanna che Edward compose per me.

E di nuovo mi persi nei miei pensieri.


* * *


Quando arrivò la notizia dello scoppio del conflitto, fu uno shock per tutti.
Non penso che tutti lo volevano... non penso che qualcuno possa volere qualcosa di così sanguinoso e nefasto.
Ma l'amore per la patria e la leva obbligatoria costrinse gli uomini a partire.

Non appena Edward ricevette l'ordine, mi rinchiusi nella nostra camera da letto e piansi, piansi come mai avevo pianto prima.
Edward mi raggiunse e mi abbracciò, senza dire una parola.
Sapeva che se avesse detto qualcosa avrei pianto ancora di più.

E sempre in silenzio, cominciò a sbottonarmi l'abito.
Non avevamo bisogno di tante parole, non in quel momento.
Non servivano.

Facemmo l'amore.
Mai potrò dimenticare le sue mani su di me, dentro di me.
Mai potrò dimenticare le sensazioni che provai nel sentirlo dentro di me.

Mai il fare l'amore fu così intenso... ma era il giorno prima della sua partenza al fronte.
Per un po' non ci saremmo più rivisti.
Per un po' non ci saremmo potuti abbracciare, né tantomeno fare l'amore.

Nessuno sapeva quando sarebbe finito tutto.
Nessuno sapeva se sarebbe finito tutto.

L'ultimo giorno passato assieme, fu il giorno in cui nostro figlio venne concepito.


Il giorno della partenza andai alla stazione insieme a lui e a tutta la famiglia.

Gli addii sono sempre difficili e strazianti.
Non volevamo perdere ogni instante del nostro tempo insieme.
E al diavolo il pudore, ci baciammo appassionatamente.

“Torna da me, amore mio. Io sarò sempre qui, ad aspettarti.”

“Tornerò” mi rispose.

Ci baciammo di nuovo.

Quello fu il nostro ultimo bacio.


* * *


Il tempo passa. Anche quando sembra impossibile. Anche quando il rintocco di ogni secondo fa male come il sangue che pulsa nelle ferite. Passa in maniera disuguale, tra strani scarti e bonacce prolungate, ma passa. Persino per me.

Novembre.
Siamo a Novembre e ancora non ho sue notizie.

Per quanto possa vivere ancora nella speranza di riabbracciarlo, ci sono pensieri che si formulano nella mia testa.
Pensieri che non vorrei si formulassero, e nemmeno detti.
Ma gli altri non fanno altro che dirmi cose... cose che non voglio sentire.
Mi dicono che forse è morto...

No...
No.

Il mio cuore non vuole assolutamente dare spazio a questa possibilità.
Perché la sua morte non è un a possibilità.

Non così almeno.
Avevamo progettato di morire di vecchiaia, di morire dopo aver visto i nostri nipotini.

Sorrisi un poco a quel pensiero.
Era la nostra promessa.


E di recente ricominciai a leggere Cime Tempestose, quel romanzo che il mio Amore tanto odia.

Una frase in particolare attirò la mia attenzione:

“Se tutto il resto perisse, e lui rimanesse, io continuerei a esistere; e, se tutto il resto rimanesse e lui fosse annientato, l'universo diverrebbe per me un'immensa cosa estranea.”

Sì, è vero.
Proprio come mi sento.


Altri giorni passarono, quando qualcuno bussò alla mia porta.

“Perdonate il disturbo, Voi siete la Signora Masen?” mi chiese l'Ufficiale davanti a me.
“Signora, volevamo informarla che Vostro marito, il soldato Edward Masen, è rientrato.”

La speranza si riaccese, dopo mesi di agonia.

“Oh santo cielo! Dov'è adesso?”

“Al Saint Mary Hospital, Signora”

“Oh Dio, Vi ringrazio!”

Dopo che l'Ufficiale si congedò, mi sbrigai e mi avviai all'Ospedale.

Avevo il cuore a mille.
Non sapevo come l'avrei trovato.
Era vivo? Ferito?

Oppure era morto?

In qualsiasi stato fosse, l'importante era che lui è tornato da me.


Andai alla reception e mi feci dare il numero della stanza.

Mi aspettavo di tutto.
E tenevo sempre la speranza viva dentro di me.

Ma nulla mi preparò a ciò che vidi.

Disteso sul letto dell'Ospedale, coperto di bende e sangue.
Pieno di lividi e tagli ovunque.

Ma bellissimo come il sole.

Edward, mio marito, era lì disteso... con il sorriso stampato sulle labbra.

Mi misi a piangere, non potei farne a meno, e più mi avvicinavo e più le lacrime aumentavano.

Non saprei come spiegare le mie emozioni.

Felicità, paura, dolore.

Dolore, per le ferite e il suo braccio sinistro mutilato.
Paura, per ciò che il mio amato ha dovuto subire.
Felicità, perché nonostante tutto e tutti era ancora qui, con me, vivo.

E finalmente, dopo mesi e anni, respirai.
Inevitabilmente, sorrisi e non resistetti... lo baciai sulle labbra tumefatte.

Quando sentii il suo gemito di dolore, mi allontanai “Oddio scusami! Ti ho fatto male...”

“No” mi rispose con voce flebile “un tuo bacio è l'unica cosa che può farmi stare bene.”

Non mi feci pregare e tornai al suo capezzale.

Presi la sua mano, quella sana.
E la strinsi forte, tanto forte, per fargli sentire tutto il mio amore per lui.

Non avevamo bisogno di parole, si vedeva che entrambi eravamo felici.

“Non posso vivere senza la mia vita! Non posso vivere senza l'anima mia!” sussurrò.

“Anche per me è così.” risposi a bassa voce.


E con un altro bacio suggellammo il nostro Amore.



* * *

15 commenti:

  1. La storia é molto toccante e piena di sentimento. Sarebbe bello vederla sviluppata in tutti gli aspetti in una bella multi capitolo. Si vede che hai lavorato sulla parte storica, brava. Se posso permettermi l'unica cosa che stona un pochino é la consecutio temporum. Nel senso che ci sono molti tempi verbali diversi e ho fatto un po' fatica a seguire.

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  2. Il periodo storico che hai scelto è per me un tasto dolente. Mi tocca nel profondo e tu hai raccontato la storia di così tante persone che mi si stringe il cuore al pensiero. Bella è stata fortunata, il suo amato è tornato a casa con solo qualche acciacco e potranno vivere il resto della vita con l'amore che li contraddistingue. Sono felice che abbia scelto un finale sereno e pieno di promesse. Bella, mi è piaciuta.

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  3. Sto leggendo con molto interesse tutte le storie del contest e rimango affascinata dalle scelte dei periodi, anche il tuo è un momento storico molto intenso e intriso di dolori e lutti che hanno devastato tutte le famiglie, le nostre comprese. Hai raccontato in punta di piedi una delicata storia d'amore che deve resistere alle disgrazie imposte dagli eventi e l'hai fatto in maniera dolce e leggera, sei molto romantica.
    Riconosco parti del racconto che ho già letto in questo modo, tipo la discussione tra E e B su Cime Tempestose, si vede che leggi ff, dato che questo è un argomento trattato spessissimo su quelle twilightiane.
    Ho riconosciuto anche la citazione che hai fatto all'inizio dell'ultima sezione, ti suggerirei di citarne la fonte se pubblicherai su altri siti, perchè è molto bella e ci sta! :D
    Brava.
    -Sparv-

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  4. Non amo particolarmente gli eventi storici del '900 perché sono talmente vicino a noi che mi spaventano molto. Non so spiegare questa cosa ma l'ansia che mi mettono dentro non me la dà niente altro.
    Premesso questo, la shot mi è piaciuta. E molto. Traspare tutta l'ansia che una donna poteva provare al tempo, quando era estremamente difficile ricevere notizie in periodo di pace figuriamoci durante un conflitto. In più è stato come risentire la voce di mia nonna quando raccontava di certi eventi...
    E poi vivere la gioia indescrivibile di ritrovarlo sporco, mutilato, sofferente ma vivo che prevalica ogni cosa.
    Brava! Mi hai colpita credo proprio in virtù del fatto che, come ho detto sopra, il '900 e la sua storia non mi entusiasma in modo particolare.

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  5. Semplice e toccante, questo punto di vista di una piccola donna, davanti all'immensità di una tragedia mondiale. Ho apprezzato anche i riferimenti a Cime Tempestose, molto azzeccati e mai pretestuosi, perfetti per il periodo storico che hai scelto. La tua storia è bella proprio perché è minimalista, riporta a dimensione umana e personale l'esperienza della guerra e ne esprime lo strazio, anche senza mostrare un solo combattimento.

    Federica - Fede13

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  6. Affascinante e drammatico il quadro che hai dipinto di un periodo storico che ha tolto la vita a molti uomini e lacerato i cuori delle loro donne. I valori dell'amore e del sacrificio sosteneva gli animi e li spingeva a compiere atti di eroismo ora inimmaginabili. Delicata pagina della nostra storia. Brava.

    -Francies-

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  7. Una romantica storia d'amore con lo sfondo della prima grande guerra.
    Raccontata senza appesantire la lettura con le noti dolenti della nostra storia.
    Brava.
    Solo un piccolo appunto, non me ne volere, penso sia un errore di distrazione: durante il racconto fai capire che Edward sapeva che Bella era rimasta in dolce attesa ma poi quando scrivi della loro ultima notte scrivi che hanno concepito lì, quindi lui non poteva sapere del figlio visto che il giorno dopo partiva.
    Ma come detto, è una piccola cosa e non rovina la lettura per me.
    Grazie, un Bacio

    JB

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  8. Delicata e drammatica. Concordo con le altre nel dire che la scelta di questo periodo storico è qualcosa che rende la storia in qualche modo più reale e tangibile. La prima guerra mondiale è stata, credo, la prima di cui si ha un'ampia documentazione video e quindi immagini "reali" su cui basarsi (ho visto parecchie immagini di repertorio l'anno scorso, mentre aiutavo mio figlio con una piccola tesi sulla guerra di trincea!). Brava, idea d'impatto! Cristina.

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  9. Quasi quasi le vere eroine nei tempi di guerra erano le donne, che rimanevano ad aspettare i loro uomini col cuore colmo di angoscia, ma determinate a far sì che la vita andasse avanti nel modo più normale possibile. Hai reso loro omaggio, grazie.

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  10. Mentre per certi periodi storici mi viene l'orticaria solo a sentirne parlare...di altri sono estremamente affascinata. In generale... tutto il '900 per me è una meraviglia, proprio perchè è il tempo più vicino a noi, mi incute una curiosità pazzesca che mi fa amare anche i documentari (cosa molto molto rara per me). Il periodo delle guerre inoltre è quello che preferisco sotto certi versi perchè c'è sempre qualcosa da scoprire, qualcosa per cui vale la pena passare qualche ora al fianco di un anziano e starlo ad ascoltare dei tempi passati.
    In questa shot ho riscoperto quel senso di angoscia e quel trovarsi ad un bivio, tra continuare a pregare e rassegnarsi all'abbandono, di cui molti anziani mi hanno raccontato.
    Ho rivisto gli occhi delle donne che mi raccontavano il momento in cui si sorreggevano a vicenda per non svenire nel momento in cui i loro padri, i loro fratelli o i loro compagni tornavano dal fronte. Mi sono emozionata e mi sono chiesta... se fossi stata nella loro situazione, che avrei fatto io? Mi sarei rassegnata alla perdita...o avrei continuato a pregare?!
    Avrei continuato a pregare. Di sicuro.
    Quindi grazie, grazie per questo piccolo ma enorme dono che ci hai fatto. E' una piccola perla, meravigliosa.
    Complimenti.

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  11. Una storia dolcissima è piena di pathos... La guerra e le sue crudeltà, gli uomini a morire di stenti e le donne d'angoscia senza sapere nulla. Sembrano passate migliaia di anni, ma alla fine era ieri. E sarà purtroppo domani.
    Delicate le descrizioni, bellissimo il lieto fine con le parole di Edward prese in prestito da Heathcliff.
    Brava davvero!!

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  12. Mi unisco ai commenti delle altre.
    Delicata e vera.
    Ho sempre "amato" i racconti della prima e seconda guerra mondiale...grazie per averci fatto sognare con questo bel lieto fine!

    brava

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  13. Molto toccante, proprio perché così vicina a noi. Scorrevole e bel delineata. Molto brava! !!

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  14. Davvero bella e molto toccante.
    Ogni tanto faticavo a seguirla, non mi è risultata molto scorrevole.
    Complimenti comunque sei stata davvero brava

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  15. Brava!!! Premio al miglior momento drammatico meritatissimo!!! Ho sentito davvero l'angodcia di Bella mentre Edward era via!!!
    Complimenti!!!
    Aleuname.

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