“Over the hills and far away,
for ten long years he'll count the days.
Over the mountains and the seas,
a prisoner's life for him there'll be.
Over the hills and far away,
he swears he will return one day.
Far from the mountains and the seas,
back in her arms he swears he'll be.
Over the hills and far away,
she prays he will return one day.
As sure as the rivers reach the seas,
back in his arms is where she'll be.
Over the hills,
over the hills and far away.”
he swears he will return one day.
Far from the mountains and the seas,
back in her arms he swears he'll be.
Over the hills and far away,
she prays he will return one day.
As sure as the rivers reach the seas,
back in his arms is where she'll be.
Over the hills,
over the hills and far away.”
(Nightwish – Over the Hills
and Far Away)
Southampton,
Agosto 1918.
“Ave, o Maria,
piena di grazia, il Signore è con Te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto
è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi
peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.” pregai sussurrando.
Erano tempi
difficili questi, e il mio unico conforto era la preghiera.
Da quando il mio
amato è partito per il fronte, insieme ai suoi commilitoni, non ho più notizie
di lui...
Oh amore
mio...
Mi manchi da
morire...
Ti prego dammi
notizie...
Sono i pensieri
che mi accompagnano ogni giorno ormai.
“Padre Nostro che
sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno e sia fatta la
tua volontà come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e
rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non
ci indurre in tentazione ma liberaci dal male. Amen.”
Sono passati anni
da quando iniziò la Prima Guerra Mondiale.
Anni da quando
mio marito e tutti gli uomini del Paese partirono per il fronte.
Noi donne, in
assenza dei nostri uomini, fummo costrette ad adattarci alla situazione.
Molte di noi si
sono dovute trovare un lavoro per mantenere la famiglia.
Le fabbriche in
piena guerra si convertirono in fabbriche belliche.
So che molte di
noi non ne erano felici, ma ci dovevamo adattare, per mantenerci in questi
tempi difficili.
Persa nei miei
pensieri, quasi saltellai dalla panca non appena udii la voce del prete.
“La messa è
finita, andate in Pace.” con queste parole il sacerdote concluse la messa
domenicale.
“Bella, andiamo a
casa” sussurrò mia sorella.
“Ma certo. Vuoi
che ci prendiamo a prendere un gelato, tesoro?” chiesi sorridendo alla piccola
Alice.
La presi per mano
e insieme ci avviammo alla Gelateria.
Tornate a casa,
mi misi subito a preparare il pranzo.
E feci una tisana
a mia madre.
“Madre ho fatto
una tisana, la volete?”
Nonostante
sapessi che mai avrei ricevuto risposta, sperai che la mia adorata madre mi
desse segni di vita.
Nessuna risposta.
Sospirai
sconfitta.
Da quando è
arrivata la notizia della morte al fronte di mio padre, non è più la stessa.
E' come se si
fosse spenta, come se non avesse più niente per cui vivere.
Se ne sta ferma,
immobile, con lo sguardo perso nel vuoto ed io mi sento impotente.
Ma devo pensare a
mia sorella e a mio figlio.
Hanno bisogno di
me, non posso e non devo arrendermi.
Ma la capisco.
So quanto è
doloroso vivere nel terrore di perdere la persona che ami più della tua stessa
vita.
Nel mio caso però
di lui semplicemente non si hanno più notizie.
Scomparso, mi
hanno detto.
Non vuol dire che
sia morto... e io tengo ancora viva la speranza che il mio Edward sia vivo.
Edward...
Inevitabilmente,
mi persi di nuovo nei miei pensieri.
* * *
Conobbi Edward
nel giorno del mio sedicesimo compleanno.
La mia famiglia
aveva invitato molte persone, anche gente che non conoscevo.
Mio padre Charles
era un ufficiale dell'Esercito. Era un uomo tutto d'un pezzo, che aveva a cuore
i suoi sottoposti. Un uomo burbero e di poche parole ma dal cuore buono. Era
gentile, anche se parlava poco, e so che ha amato tanto le sue donne: mia
sorella minore, mia madre e me.
Mia madre Renee,
di origini francesi, era di famiglia aristocratica. Dal carattere esuberante,
mia madre era decisamente l'opposto di mio padre.
Tuttavia,
nonostante il loro matrimonio era combinato e i loro caratteri così diversi, si
amavano tanto.
Forse
troppo...
Ad ogni modo, il
13 Settembre del 1912 era il mio compleanno e mia madre, che amava tanto le
feste, ne organizzò una forse troppo grande per me, che ero più come mio padre.
Ma fu quel giorno
che lo vidi, per la prima volta.
Lo notai subito,
impossibile non farlo.
Era uno dei
ragazzi più belli che abbia mai visto in tutta la mia vita.
Alto, con folti
capelli color rame e gli occhi verdi... mi sentivo niente in confronto a lui.
Senza che me ne
rendessi conto, mi sentii attratta da questo ragazzo bello e solare.
Sentivo che
qualcosa ci univa.
Ed era qualcosa
di più che una semplice conoscenza tra amici di famiglia.
Mi sentivo legata
a lui da un filo invisibile.
Che mi fossi
innamorata?
Mi sembrava
troppo presto ma a dirla tutta all'epoca non pensavo certo ai ragazzi.
Ero una ragazzina
e fare certi pensieri, per una ragazza per bene, era sconveniente.
Ma non era in
quei termini che pensavo a lui, o meglio non solo, semplicemente sentivo una
strana connessione con lui... e speravo che non fosse una cosa a senso unico.
Ma fu quando ci
parlai la prima volta, giorni dopo, senza i rispettivi genitori a controllarci,
che capii quanto fosse importante lui per me.
Ero immersa nella
lettura di Cime Tempestose, il mio romanzo preferito, quando una voce profonda
ed ammaliante mi bloccò.
Era Edward.
“Non
capisco come possa piacerti quel romanzo... i protagonisti sono personaggi
disgustosi che si rovinano la vita a vicenda. Non possono essere considerati al
livello di coppie come Romeo e Giulietta oppure Elizabeth Bennet e Darcy. La
loro non è una storia d'amore, ma di odio.”
Indispettita da quel commento risposi “Beh, forse, ma
è proprio questo il loro punto forte. Il loro amore va oltre l'immaginabile...
nonostante l'egoismo, la cattiveria e la morte continuano ad amarsi.”
“Spero che tu non sia tanto temeraria da innamorarti
di una persona così malevola” rise.
“Beh, io spero che tu sia abbastanza sveglio da
evitare una persona tanto egoista. A dir la verità l'origine di tutti i
problemi è Catherine, non Heathcliff.”
“Farò attenzione.”
Da quel momento iniziò la nostra amicizia, tanto che
diventammo inseparabili.
Imparai a conoscerlo veramente.
Imparai a vedere in lui quel lato che, a molti,
teneva nascosto.
Non era solo il bellissimo ragazzo di buona famiglia
che mostrava... era una persona gentile ed altruista.
Col passare del tempo divenne la mia spalla ed il mio
protettore.
Ad esempio, quando Mike Newton, l'arrogante figlio
del sindaco della città, mi baciò senza il mio permesso, Edward mi difese a
spada tratta.
Come un cavaliere fa con la sua dama...
Pensandoci adesso, credo proprio che fu in quel
momento che scoccò la scintilla del vero Amore.
Lo avevo trovato.
Dopo innumerevoli letture di romanzi e di fantasie
sull'Amore, mi innamorai perdutamente.
E mi innamorai a senso unico del mio migliore amico.
Ma che lo
volessimo o no, ci saremmo frequentati comunque.
Difatti i nostri
genitori, amici tra loro di lunga data, avevano deciso che volenti o nolenti ci
saremmo dovuti sposare.
La notizia ci
sconvolse, anche se non più di quel tanto.
Avevamo un buon
rapporto e io nel corso del tempo compresi che mi ero totalmente,
irrimediabilmente ed incondizionatamente innamorata di lui.
Ma non sapevo se
lui provava quello che provavo io per lui... non me lo disse mai apertamente.
Ma i suoi gesti
mi facevano capire che lui ci teneva a me, che mi voleva bene.
Speravo che anche
per lui successe come per me... ovvero che avesse imparato ad amarmi non solo
come amica ma anche come donna.
Non passò molto
tempo... il 13 Maggio del 1914, si celebrarono le nostre nozze.
Nella nostra
prima notte scoprii il piacere sessuale.
Edward era un
vero gentiluomo sotto ogni punto di vista e non mi costrinse mai a fare
qualcosa che non volevo.
Io ero desiderosa
di provare, desiderosa di farlo godere.
Complici le mie
migliori amiche Rosalie e Kate – la moglie di mio cugino Emmett e la sorella di
Edward, rispettivamente – mi interessai al sesso in una maniera che nemmeno
credevo possibile.
Inutile dirlo:
Edward e io ci siamo divertiti parecchio.
La fantasia non
ci è mai mancata.
E neanche a farlo
apposta, rimasi incinta.
Ne eravamo molto
felici, il nostro primo figlio.
Ma le cose belle,
si sa, durano poco.
Il 28 Luglio
dello stesso anno l'Impero Austro-Ungarico dichiarò guerra al Regno di Serbia,
a causa dell'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este.
Scoppiò la Prima
Guerra Mondiale.
La Grande Guerra.
L'Impero
Britannico, il nostro Paese, si alleò con la Francia, l'Impero Russo e
l'Italia.
Tutti gli uomini
validi vennero reclutati al fronte, compresi mio marito, mio padre, mio cugino
Emmett e il marito di Kate, Garrett.
E dal momento che
noi donne non potevamo arruolarci, rimanemmo qui.
Alcune scelsero
di partire per il fronte come infermiere, altre no.
Ma i tempi erano
difficili, molto difficili, e molte di noi dovettero cercarsi un lavoro.
Le fabbriche
vennero convertite a tale scopo.
Io, al contrario
di molte che scelsero le fabbriche belliche, scegli di occuparmi dei bambini.
Sentivo che era
quello il mio posto.
Lo feci
soprattutto per stare più vicina alla piccola Alice, la mia sorellina, e a
Anthony, il figlio mio e di Edward.
Per stare vicino
anche alla famiglia di Edward e in particolare a Kate e Rose.
E soprattutto per
occuparmi al meglio di mia madre, rimasta in stato di shock da quando ci arrivò
la notizia della morte di mio padre.
I dottori ci
dissero che la notizia è stata così scioccante che è in stato catatonico.
Catatonia.
Vedere la mia
sempre allegra madre in questo stato... è terribile per me.
Quante volte ho
provato a farla reagire?
Quante volte ho
provato a farla tornare tra noi?
Tante. Troppe.
Ma è sempre lì
ferma, immobile, sul letto.
Mi asciugai le
lacrime e mi feci forza.
Dovevo badare al
mio bambino e mia sorella adesso.
Loro contano su
di me e non potrei sopportare di deluderli.
“Bambini, è ora
di andare a dormire.” e ci avviammo alle nostre camere.
“Mamma, posso
dormire con te?” mi chiese il piccolo Tony con la sua dolcissima voce.
“Ma certo amore”
“Mamma dov'è
papà?” mi chiese mio figlio non appena fummo sotto le lenzuola.
Sospirai piano.
Anthony Charles
Masen nacque il 20 Marzo del 1915.
Spaventata e
sola, avevo paura.
Ma non appena i
medici me lo misero in braccio, ogni paura svanì lasciandomi solo tanto amore.
Amore verso la
piccola creatura che io e il mio amato abbiamo creato.
Scelsi Anthony
per via del secondo nome di Edward e Charles, in onore del mio defunto padre.
E' la luce dei
miei occhi insieme alla mia sorellina.
Per loro, lo so,
farei qualsiasi cosa.
Per loro sono
pronta ad affrontare qualsiasi cosa, anche la più orribile.
Tony non ha mai
conosciuto suo padre ma io, parlando sempre di lui, è come se glielo faccio
conoscere.
E quando mi
guarda con quegli occhi verdi, uguali a quelli del padre, non posso fare a meno
di piangere.
Ma cerco sempre
di sopprimere le mie lacrime... cerco sempre di essere forte per lui.
A volte ci
riesco, a volte no.
Ma il mio bambino
è dolce e intelligente, e nonostante la sua innocenza dovuta alla giovane età
sa che c'è qualcosa di orribile in atto.
Sa che ci sono
persone che soffrono e muoiono.
Eppure riesce a
mantenere quell'innocenza tipica dei bambini.
Oh piccolo
mio!
Ma come posso
dirgli dove si trova suo padre, se nemmeno io lo so?
Mesi fa mi è
arrivata la notizia della sua scomparsa e da allora vivo nel costante terrore
di perderlo.
Non che sia
diverso se non lo fosse ma non sapere dov'è, non sapere se sta bene, mi
comprime il cuore in una morsa così dolorosa che ci sono dei momenti in cui sto
male anche fisicamente.
Solo l'affetto
dei miei bambini – Alice la considero un po' come una mia bimba – e di quelli
che accudisco mi rendono più forte e determinata.
“Presto, amore
mio, tornerà a casa e finalmente lo potremo abbracciare.” gli risposi.
Finalmente si
addormentò, cullato dalla mia ninna-nanna, la ninna-nanna che Edward compose
per me.
E di nuovo mi
persi nei miei pensieri.
* * *
Quando arrivò la
notizia dello scoppio del conflitto, fu uno shock per tutti.
Non penso che
tutti lo volevano... non penso che qualcuno possa volere qualcosa di così
sanguinoso e nefasto.
Ma l'amore per la
patria e la leva obbligatoria costrinse gli uomini a partire.
Non appena Edward
ricevette l'ordine, mi rinchiusi nella nostra camera da letto e piansi, piansi
come mai avevo pianto prima.
Edward mi
raggiunse e mi abbracciò, senza dire una parola.
Sapeva che se
avesse detto qualcosa avrei pianto ancora di più.
E sempre in
silenzio, cominciò a sbottonarmi l'abito.
Non avevamo
bisogno di tante parole, non in quel momento.
Non servivano.
Facemmo l'amore.
Mai potrò
dimenticare le sue mani su di me, dentro di me.
Mai potrò
dimenticare le sensazioni che provai nel sentirlo dentro di me.
Mai il fare
l'amore fu così intenso... ma era il giorno prima della sua partenza al fronte.
Per un po' non ci
saremmo più rivisti.
Per un po' non ci
saremmo potuti abbracciare, né tantomeno fare l'amore.
Nessuno sapeva
quando sarebbe finito tutto.
Nessuno sapeva se
sarebbe finito tutto.
L'ultimo giorno
passato assieme, fu il giorno in cui nostro figlio venne concepito.
Il giorno della
partenza andai alla stazione insieme a lui e a tutta la famiglia.
Gli addii sono
sempre difficili e strazianti.
Non volevamo
perdere ogni instante del nostro tempo insieme.
E al diavolo il
pudore, ci baciammo appassionatamente.
“Torna da me,
amore mio. Io sarò sempre qui, ad aspettarti.”
“Tornerò” mi
rispose.
Ci baciammo di
nuovo.
Quello fu il
nostro ultimo bacio.
* * *
Il
tempo passa. Anche quando sembra impossibile. Anche quando il rintocco di ogni
secondo fa male come il sangue che pulsa nelle ferite. Passa in maniera disuguale,
tra strani scarti e bonacce prolungate, ma passa. Persino per me.
Novembre.
Siamo a Novembre
e ancora non ho sue notizie.
Per quanto possa
vivere ancora nella speranza di riabbracciarlo, ci sono pensieri che si
formulano nella mia testa.
Pensieri che non
vorrei si formulassero, e nemmeno detti.
Ma gli altri non
fanno altro che dirmi cose... cose che non voglio sentire.
Mi dicono che
forse è morto...
No...
No.
Il mio cuore non
vuole assolutamente dare spazio a questa possibilità.
Perché la sua
morte non è un a possibilità.
Non così almeno.
Avevamo
progettato di morire di vecchiaia, di morire dopo aver visto i nostri nipotini.
Sorrisi un poco a
quel pensiero.
Era la nostra
promessa.
E di recente
ricominciai a leggere Cime Tempestose, quel romanzo che il mio Amore tanto
odia.
Una frase in
particolare attirò la mia attenzione:
“Se
tutto il resto perisse, e lui rimanesse, io continuerei a esistere; e, se tutto
il resto rimanesse e lui fosse annientato, l'universo diverrebbe per me
un'immensa cosa estranea.”
Sì, è vero.
Proprio come mi
sento.
Altri giorni
passarono, quando qualcuno bussò alla mia porta.
“Perdonate il
disturbo, Voi siete la Signora Masen?” mi chiese l'Ufficiale davanti a me.
“Signora,
volevamo informarla che Vostro marito, il soldato Edward Masen, è rientrato.”
La speranza si
riaccese, dopo mesi di agonia.
“Oh santo cielo!
Dov'è adesso?”
“Al Saint Mary
Hospital, Signora”
“Oh Dio, Vi
ringrazio!”
Dopo che
l'Ufficiale si congedò, mi sbrigai e mi avviai all'Ospedale.
Avevo il cuore a
mille.
Non sapevo come
l'avrei trovato.
Era vivo? Ferito?
Oppure era morto?
In qualsiasi
stato fosse, l'importante era che lui è tornato da me.
Andai alla
reception e mi feci dare il numero della stanza.
Mi aspettavo di
tutto.
E tenevo sempre
la speranza viva dentro di me.
Ma nulla mi
preparò a ciò che vidi.
Disteso sul letto
dell'Ospedale, coperto di bende e sangue.
Pieno di lividi e
tagli ovunque.
Ma bellissimo
come il sole.
Edward, mio
marito, era lì disteso... con il sorriso stampato sulle labbra.
Mi misi a
piangere, non potei farne a meno, e più mi avvicinavo e più le lacrime
aumentavano.
Non saprei come
spiegare le mie emozioni.
Felicità, paura,
dolore.
Dolore, per le
ferite e il suo braccio sinistro mutilato.
Paura, per ciò
che il mio amato ha dovuto subire.
Felicità, perché
nonostante tutto e tutti era ancora qui, con me, vivo.
E finalmente,
dopo mesi e anni, respirai.
Inevitabilmente,
sorrisi e non resistetti... lo baciai sulle labbra tumefatte.
Quando sentii il
suo gemito di dolore, mi allontanai “Oddio scusami! Ti ho fatto male...”
“No” mi rispose
con voce flebile “un tuo bacio è l'unica cosa che può farmi stare bene.”
Non mi feci
pregare e tornai al suo capezzale.
Presi la sua
mano, quella sana.
E la strinsi
forte, tanto forte, per fargli sentire tutto il mio amore per lui.
Non avevamo
bisogno di parole, si vedeva che entrambi eravamo felici.
“Non posso vivere
senza la mia vita! Non posso vivere senza l'anima mia!” sussurrò.
“Anche per me è
così.” risposi a bassa voce.
E con un altro
bacio suggellammo il nostro Amore.
* * *

La storia é molto toccante e piena di sentimento. Sarebbe bello vederla sviluppata in tutti gli aspetti in una bella multi capitolo. Si vede che hai lavorato sulla parte storica, brava. Se posso permettermi l'unica cosa che stona un pochino é la consecutio temporum. Nel senso che ci sono molti tempi verbali diversi e ho fatto un po' fatica a seguire.
RispondiEliminaIl periodo storico che hai scelto è per me un tasto dolente. Mi tocca nel profondo e tu hai raccontato la storia di così tante persone che mi si stringe il cuore al pensiero. Bella è stata fortunata, il suo amato è tornato a casa con solo qualche acciacco e potranno vivere il resto della vita con l'amore che li contraddistingue. Sono felice che abbia scelto un finale sereno e pieno di promesse. Bella, mi è piaciuta.
RispondiEliminaSto leggendo con molto interesse tutte le storie del contest e rimango affascinata dalle scelte dei periodi, anche il tuo è un momento storico molto intenso e intriso di dolori e lutti che hanno devastato tutte le famiglie, le nostre comprese. Hai raccontato in punta di piedi una delicata storia d'amore che deve resistere alle disgrazie imposte dagli eventi e l'hai fatto in maniera dolce e leggera, sei molto romantica.
RispondiEliminaRiconosco parti del racconto che ho già letto in questo modo, tipo la discussione tra E e B su Cime Tempestose, si vede che leggi ff, dato che questo è un argomento trattato spessissimo su quelle twilightiane.
Ho riconosciuto anche la citazione che hai fatto all'inizio dell'ultima sezione, ti suggerirei di citarne la fonte se pubblicherai su altri siti, perchè è molto bella e ci sta! :D
Brava.
-Sparv-
Non amo particolarmente gli eventi storici del '900 perché sono talmente vicino a noi che mi spaventano molto. Non so spiegare questa cosa ma l'ansia che mi mettono dentro non me la dà niente altro.
RispondiEliminaPremesso questo, la shot mi è piaciuta. E molto. Traspare tutta l'ansia che una donna poteva provare al tempo, quando era estremamente difficile ricevere notizie in periodo di pace figuriamoci durante un conflitto. In più è stato come risentire la voce di mia nonna quando raccontava di certi eventi...
E poi vivere la gioia indescrivibile di ritrovarlo sporco, mutilato, sofferente ma vivo che prevalica ogni cosa.
Brava! Mi hai colpita credo proprio in virtù del fatto che, come ho detto sopra, il '900 e la sua storia non mi entusiasma in modo particolare.
Semplice e toccante, questo punto di vista di una piccola donna, davanti all'immensità di una tragedia mondiale. Ho apprezzato anche i riferimenti a Cime Tempestose, molto azzeccati e mai pretestuosi, perfetti per il periodo storico che hai scelto. La tua storia è bella proprio perché è minimalista, riporta a dimensione umana e personale l'esperienza della guerra e ne esprime lo strazio, anche senza mostrare un solo combattimento.
RispondiEliminaFederica - Fede13
Affascinante e drammatico il quadro che hai dipinto di un periodo storico che ha tolto la vita a molti uomini e lacerato i cuori delle loro donne. I valori dell'amore e del sacrificio sosteneva gli animi e li spingeva a compiere atti di eroismo ora inimmaginabili. Delicata pagina della nostra storia. Brava.
RispondiElimina-Francies-
Una romantica storia d'amore con lo sfondo della prima grande guerra.
RispondiEliminaRaccontata senza appesantire la lettura con le noti dolenti della nostra storia.
Brava.
Solo un piccolo appunto, non me ne volere, penso sia un errore di distrazione: durante il racconto fai capire che Edward sapeva che Bella era rimasta in dolce attesa ma poi quando scrivi della loro ultima notte scrivi che hanno concepito lì, quindi lui non poteva sapere del figlio visto che il giorno dopo partiva.
Ma come detto, è una piccola cosa e non rovina la lettura per me.
Grazie, un Bacio
JB
Delicata e drammatica. Concordo con le altre nel dire che la scelta di questo periodo storico è qualcosa che rende la storia in qualche modo più reale e tangibile. La prima guerra mondiale è stata, credo, la prima di cui si ha un'ampia documentazione video e quindi immagini "reali" su cui basarsi (ho visto parecchie immagini di repertorio l'anno scorso, mentre aiutavo mio figlio con una piccola tesi sulla guerra di trincea!). Brava, idea d'impatto! Cristina.
RispondiEliminaQuasi quasi le vere eroine nei tempi di guerra erano le donne, che rimanevano ad aspettare i loro uomini col cuore colmo di angoscia, ma determinate a far sì che la vita andasse avanti nel modo più normale possibile. Hai reso loro omaggio, grazie.
RispondiEliminaMentre per certi periodi storici mi viene l'orticaria solo a sentirne parlare...di altri sono estremamente affascinata. In generale... tutto il '900 per me è una meraviglia, proprio perchè è il tempo più vicino a noi, mi incute una curiosità pazzesca che mi fa amare anche i documentari (cosa molto molto rara per me). Il periodo delle guerre inoltre è quello che preferisco sotto certi versi perchè c'è sempre qualcosa da scoprire, qualcosa per cui vale la pena passare qualche ora al fianco di un anziano e starlo ad ascoltare dei tempi passati.
RispondiEliminaIn questa shot ho riscoperto quel senso di angoscia e quel trovarsi ad un bivio, tra continuare a pregare e rassegnarsi all'abbandono, di cui molti anziani mi hanno raccontato.
Ho rivisto gli occhi delle donne che mi raccontavano il momento in cui si sorreggevano a vicenda per non svenire nel momento in cui i loro padri, i loro fratelli o i loro compagni tornavano dal fronte. Mi sono emozionata e mi sono chiesta... se fossi stata nella loro situazione, che avrei fatto io? Mi sarei rassegnata alla perdita...o avrei continuato a pregare?!
Avrei continuato a pregare. Di sicuro.
Quindi grazie, grazie per questo piccolo ma enorme dono che ci hai fatto. E' una piccola perla, meravigliosa.
Complimenti.
Una storia dolcissima è piena di pathos... La guerra e le sue crudeltà, gli uomini a morire di stenti e le donne d'angoscia senza sapere nulla. Sembrano passate migliaia di anni, ma alla fine era ieri. E sarà purtroppo domani.
RispondiEliminaDelicate le descrizioni, bellissimo il lieto fine con le parole di Edward prese in prestito da Heathcliff.
Brava davvero!!
Mi unisco ai commenti delle altre.
RispondiEliminaDelicata e vera.
Ho sempre "amato" i racconti della prima e seconda guerra mondiale...grazie per averci fatto sognare con questo bel lieto fine!
brava
Molto toccante, proprio perché così vicina a noi. Scorrevole e bel delineata. Molto brava! !!
RispondiEliminaDavvero bella e molto toccante.
RispondiEliminaOgni tanto faticavo a seguirla, non mi è risultata molto scorrevole.
Complimenti comunque sei stata davvero brava
Brava!!! Premio al miglior momento drammatico meritatissimo!!! Ho sentito davvero l'angodcia di Bella mentre Edward era via!!!
RispondiEliminaComplimenti!!!
Aleuname.