10 giugno, Anno del Signore 1762
Mia adorata,
ho appena raggiunto il
fronte in terra Prussiana dopo un lungo viaggio via mare. Abbiamo trovato un
mare calmo e nessun intralcio da parte delle navi nemiche. Le truppe prussiane
sono stremate dopo la lunga serie di ritirate subite nei mesi precedenti, ma sembrano
aver ritrovato la speranza dopo l’arrivo degli alleati svedesi e, si mormora,
un prossimo arrivo di truppe fresche dalla Russia.
È l’umore dei miei
uomini che mi preoccupa. Sono intimiditi nel vedere il numero e la preparazione
della cavalleria e della fanteria degli altri eserciti alleati. La nostra forza
sta nella flotta, si sa, e i soldati pensano che qui al fronte saranno solo
carne da macello.
Vi scrivo questo
perché ho paura che Vi arrivino voci su probabili nostre disfatte e massacri e
Voi cominciate a preoccuparVi. I nostri soldati sono pochi ma hanno ricevuto un
buon addestramento e non si trovano quasi mai in prima linea come succede ai
prussiani.
ScriverVi è stata la
prima cosa a cui ho pensato non appena ho rintracciato il messo diretto in
Inghilterra. Noterete che il destinatario è il mio segretario nel Surrey, è a
lui infatti che ho affidato il compito di far recapitare a Miss Angela le mie
missive per Voi, in modo che la nostra corrispondenza rimanga segreta.
Penso sempre a Voi,
alla scorsa primavera, quando Vostra madre ha indetto quella bellissima festa
nel Vostro giardino, e Voi avevate le gote arrossate per via del correre con le
Vostre compagne mentre giocavate a Mosca Cieca. Vi ho osservato tutto il
giorno, sperando di potere, nel prossimo futuro, chiedere la Vostra mano e di
poter così legittimamente baciare quelle guance deliziose.
Il fato, tuttavia, ci
è stato avverso e ora devo fare quello che il mio Re richiede per il bene della
nostra nazione. Non immaginavo che quella sarebbe stata l’ultima volta che ci
saremmo visti. Non poterVi salutare prima di partire è stato doloroso quasi
quanto il non sapere se e quando potrò rivederVi.
Questa guerra dura
ormai da troppi anni ed ho paura di chiederVi il sacrificio troppo grande di aspettare
il mio ritorno, mentre Voi perdete l’opportunità di avere una famiglia che Vi
renda felice. Sappiate che, nel caso decidiate di sposarVi con un altro uomo,
il mio cuore si spezzerebbe ma avreste la mia benedizione. A me resterebbe il
ricordo dei Vostri occhi e la consolazione che il Vostro sorriso stia scaldando
qualche fortunato angolo di mondo.
Vostro in eterno,
Capitano Edward Cullen,
Duca di Norfolk.
15 agosto, anno del Signore 1762
Lord Cullen, amore
mio,
Non sapete la gioia
che ho provato quando questa mattina Miss Angela mi ha dato la Vostra lettera.
Passo tutto il giorno
ad aiutare mia madre e le altre Ladies a preparare le vettovaglie da mandare al
fronte e sotto la loro sorveglianza non mi è stato possibile leggere la Vostra
missiva. Tuttavia, la busta chiusa con il Vostro sigillo sopra, mi ha aiutato a
superare una delle tante giornate vuote che si susseguono da quando non ho più
occasione di vederVi.
Ho avuto occasione di
leggere la lettera solo pochi istanti fa, quando Miss Angela se n’è andata dopo
aver preparato il necessario per la notte. Vi scrivo mentre a palazzo tutti
dormono, in modo che il messo per il fronte riceva la mia lettera in tempo per
la sua partenza per la Prussia e che Voi possiate ricevere queste mie righe
prima possibile.
Le Vostre parole mi
hanno fatto bene e male allo stesso tempo. Come potete pensare che possa
dimenticarVi o decidere di non aspettare il Vostro ritorno? Aspetterò tutta la
vita, Vi aspetterò fino a quando sarò vecchia e saprò, anche se potrò rivederVi
per un solo giorno, che la mia attesa non sarà stata vana.
Qui le giornate si
susseguono una uguale all’altra ed io mi sento sempre più inutile. Vorrei fare
qualcosa di più di preparare confetture e cibo per i soldati, ma mia madre dice
che sono questi i nostri doveri in tempo di guerra. Lady Swan non si spiega
come mai mi preoccupi così tanto questo conflitto che non vede impegnato nessun
familiare stretto al fronte. I miei genitori non sanno che ogni notte prego Dio
perché questa guerra finisca presto e perché possiate tornare da me.
Tengo il fazzoletto
con le Vostre iniziali vicino al mio cuore. Vi ricordate? Me l’avete dato poche
settimane prima che Sua Maestà Vi affidasse l’incarico di dirigere le truppe
inglesi via terra. Avreste fatto finta di averlo dimenticato a palazzo e
sarebbe stata una buona scusa per rivederci. Purtroppo questa guerra che non
accenna a finire Vi ha portato lontano e questo lembo di stoffa con il Vostro
profumo lo conservo in attesa del giorno in cui verrete a riprenderlo.
Voglio credere nel
Vostro prossimo ritorno e nel nostro amore. Voglio sperare nel nostro
matrimonio, in un futuro in cui porterò i Vostri figli in grembo e in cui ogni
giorno sarà pieno di felicità per il solo fatto di averVi accanto.
Vi amo e Vi aspetterò
per sempre,
Vostra,
Lady Isabella Swan,
Contessa di Southampton
4 novembre, Anno del Signore 1762
Carissima Lady Swan,
Il fatto che la Vostra
lettera mi sia giunta proprio oggi, alla vigilia di un’importante battaglia, lo
ritengo un ottimo auspicio per la mia sorte e quella delle mie truppe. Grazie a
informazioni riservate siamo riusciti a sapere in anticipo che gli Austriaci
attaccheranno domani all’alba e ciò ci concede del tempo per organizzare gli
uomini e preparare il contrattacco. I nostri uomini si sono mossi in fretta
preparando armi e munizioni ed in ognuno di loro vedo il terrore per ciò che
accadrà domani.
Sarò sincero con Voi,
ho timore anch’io per ciò che ci aspetta. Ormai sono mesi che sono al fronte e
della guerra ho visto atrocità che non ho cuore a raccontarVi. Ogni giorno c’è
stato almeno un momento in cui, Dio mi perdoni, ho pensato di togliere
l’uniforme, di imbarcarmi come mozzo in un mercantile e tornare da Voi.
Tuttavia so per certo che non è di un disertore che Vi siete innamorata e che
devo fare il mio dovere nei confronti della nostra madre patria e di Sua Maestà
il Re.
Nel silenzio e nel
buio di questa notte spettrale la tensione è tale che mi sembra di percepirla
con la mia pelle, di capire finalmente cosa prova un condannato a morte nelle
sue ultime ore di vita.
Amore mio, in questa
notte in cui il mio futuro sembra così breve, è la Vostra immagine che riempie
la mia mente, il Vostro ricordo che mi riempie il cuore. In particolare uno è
pressante e Vi chiedo di perdonare la mia mancanza di pudore. So che Vi
sembrerò ardito ma tutte le mie membra sembrano rievocare il giorno di due anni
fa, quando all’ incoronazione di Sua Maestà Giorgio III, riuscimmo a scappare
alla sorveglianza delle Vostre dame di compagnia e a nasconderci tra i roseti
di Buckingam. Se domani non riuscissi a sopravvivere, il mio unico rimpianto è
quello di non aver potuto abbracciarVi più a lungo, di avere avuto troppo poco
tempo per assaggiare le Vostre labbra e aver goduto delle Vostre mani tra i
miei capelli. Se domani morissi, la mia anima sarebbe dannata perché l’ultima
immagine che la mia mente riuscirà ad elaborare sarà la fantasia del Vostro
corpo finalmente abbandonato a me.
Ma se riuscissi a
sopravvivere, amore mio, farei di tutto perché un giorno Voi potreste essere
mia anima e corpo. Se riuscissi a sopravvivere, sento che ci saranno pochissimi
ostacoli ancora da superare per tornare da Voi e finalmente chiedere la Vostra
mano. Gli eserciti sono stremati ed arrivano sempre meno provviste, in un modo
o nell’altro vuol dire che la fine della guerra è vicina! Pregate per la mia
anima, pregate perché possa riabbracciarVi al più presto, amore mio!
Eternamente Vostro,
Lord Edward Cullen,
Duca di Norfolk.
29 dicembre, anno del Signore 1762
Carissima Angela,
amica mia,
mi hai lasciata pure
tu, in questo inverno che diventa sempre più freddo. Il giorno prima che tu
partissi per trascorrere il Natale dai tuoi zii a York, ero così felice di aver
ricevuto notizie di Lord Cullen… purtroppo non sapevo cosa mi aspettasse. Mi ha
scritto poco prima di una battaglia decisiva e la sua lettera è piena di paura.
Amica mia, dal fronte arrivano elenchi di caduti sempre più lunghi ed io ogni
giorno prego che in quella lista non ci sia il suo nome. Solo tu puoi capire il
mio stato d’animo, tu che sei da sempre la mia più cara confidente e mi hai
visto, due anni or sono, innamorarmi del bel giovane in divisa di gala
all’incoronazione di Sua Maestà il Re. Mi ritenevo così fortunata, allora! L’
amore che si rappresenta sulla scena di un teatro, che mi piace leggere nelle
poesie, non pensavo potesse mai appartenermi prima di incontrare Edward. Tutte
le mie amiche hanno sposato uomini che a malapena conoscevano, alcune per
quell’amore conosciuto troppo tardi hanno mentito, tradito. Eppure io ho avuto
la fortuna di incontrare quest’uomo affascinante, che mi ascolta, che sa
apprezzare le mie idee e le mie letture e che ha saputo entrarmi subito nel
cuore. Durante quei giorni passati a Londra per l’incoronazione di Sua Maestà,
ci sembrava tutto così semplice: avrebbe chiesto la mia mano non appena
terminata la sua educazione militare e Lord Swan avrebbe detto di sì. Saremmo
stati felici, saremmo stati insieme.
La guerra era lontana
e sembrava che stesse per finire, nessuno si aspettava la nomina di Lord Cullen
a Capitano delle truppe via terra e la sua partenza per il fronte. Non lo seppi
finché mio padre non ne parlò con il suo segretario ed io ascoltai
inavvertitamente. Lord Cullen era già partito da due giorni. Se sono riuscita a
non impazzire dal dolore e dalla preoccupazione, è stato principalmente grazie
a te, amica mia. Del mio animo conosci ogni sfumatura e mi sei stata accanto
come hai sempre fatto. Vorrei averti qui, ora. Non è un brutto periodo solo per
me. A mia madre è sopraggiunta la nuova della morte prematura della sua vecchia
amica, Lady Newton. La poverina si è ammalata di un qualche morbo di cui
nessuno sembra sapere nulla, e nel giro di qualche mese se n’è andata. Mia
madre è molto provata e l’ho sentita piangere molto nei suoi appartamenti,
quando pensa di essere da sola. Vorrei consolarla, ma si sforza di essere forte
di fronte a noi della famiglia e io non so che fare.
Vorrei che questa
guerra finisse presto e che mi riporti il mio Lord Cullen. L’esperienza l’avrà
cambiato? Ogni tanto vengo sopraffatta dalla paura che le cose terribili che è
costretto a vivere condizionino la sua indole. Però poi rileggo le sue lettere
e nelle sue parole ritrovo l’uomo retto e onesto che mi ha preso il cuore.
Nelle sue missive, però, ho notato accentuarsi anche un altro tratto che avevo
avuto modo di notare prima che lui partisse. Te lo confesso con il rossore sul
viso, ma nelle ultime lettere ho riscontrato in Lord Cullen una passionalità
maggiore. Dice di ricordare il nostro bacio scambiato di nascosto, di
desiderare il mio corpo. Io ogni volta sospiro e immagino alcune delle scene
che leggo nei romanzi proibiti che mi procura la moglie dello stalliere, e che
tu tanto disapprovi.
So che non mi
giudicherai per queste mie intemperanze, a causa dell’affetto che provi nei
miei confronti. Io aspetto anche il tuo ritorno, sperando che tu possa
celebrare una buona fine e un buon inizio dell’anno.
Ti abbraccio,
la tua amica, Lady Isabella Swan.
St. James’s Palace,
15 maggio, Anno del Signore 1763
All’attenzione di Lord
Charles Edmund Frederich Swan, Conte di Southampton,
con la presente Sua
Maestà il Re Giorgio III La invita a presentarsi a corte per un udienza privata
il giorno 20 giugno prossimo venturo, per discutere degli esiti del conflitto
appena concluso e possibili alleanze future. Consideri questa convocazione
strettamente personale e riservata.
Ossequi,
Sir Norman Forster,
segretario personale di Sua Maestà il Re di Gran Bretagna e d’Irlanda
Giorgio III di Hannover.
Isabella aspettava suo padre all’ingresso principale insieme
a Lady Renee Swan. Lord Swan era di ritorno da Londra, dove aveva avuto luogo
un incontro strettamente personale con Sua Maestà Giorgio III. Appena la
carrozza si fermò davanti al palazzo, i tre servitori in attesa insieme a loro
si affaccendarono a prendere il baule e ad aiutare Lord Swan a scendere dalla
carrozza.
“Padre!”, Isabella gli andò incontro e lo abbracciò.
Isabella aveva ricevuto un’istruzione severa e un’educazione
all’etichetta molto libera rispetto alle sue coetanee. Suo padre, non potendo
avere un erede maschio, riversò su di lei le attenzioni che avrebbe avuto per
un figlio, a volte trattandola come tale. A sedici anni Isabella sapeva tirare
di scherma, cavalcare, discutere di politica ed aveva gli strumenti per poter
amministrare la contea. Lord Swan era molto fiero di sua figlia ma a volte
aveva timore che le paure della moglie fossero fondate: nonostante Isabella
portasse in dote la ricca contea di Southampton, quei pregi di lei che tanto
inorgoglivano il padre, sarebbero stati d’intralcio nel trovarle un buon
marito. Quanti avrebbero voluto una moglie che, invece di occuparsi di ricamo e
pettegolezzi, scorrazzava a cavallo per le foreste coi capelli al vento? Quanti
avrebbero voluto che la propria moglie discutesse con gli amici dello stato
delle colonie americane, invece di unirsi al gruppetto delle donne all’ora del
tè? Mentre Lord Swan abbracciava sua figlia, quel lunedì di giugno, rimpianse i
giorni in cui aveva avuto quelle paure.
“Padre, state bene?”, chiese Isabella di fronte all’occhiata
malinconica del genitore.
“Certo cara, sono solo stanco. Ho solo bisogno di riposarmi,
il viaggio è stato stancante. E poi… Ho bisogno di parlare con vostra madre”.
Isabella sciolse l’abbraccio e lasciò il padre entrare nel
palazzo, mentre un nuovo senso di angoscia metteva il germe dentro di lei.
“Non potete fare questo, Charles!”, Lady Swan supplicava il
marito, nonostante avesse la certezza che le sue preghiere sarebbero state
vane. Ma Isabella era la sua unica figlia, e per lei desiderava un futuro
migliore di quello che le si prospettava ora.
“Credetemi, Renee. È
una decisione dolorosa anche per me. Purtroppo sono scelte che esulano dalle
nostre volontà”,
“Lord Newton ha la nostra età e un matrimonio alle spalle!”,
rispose Lady Swan con le lacrime agli occhi: “La nostra bambina dovrebbe
ottenere di più dalla vita. È giovane, graziosa, intelligente… Perché?”
“I matrimoni sembrano un ottimo modo per fare alleanze e
smorzare le rivolte. A Parigi è stato già concordato il matrimonio tra il
Delfino di Francia e la figlia di Maria Teresa d’Austria. Re Giorgio pensa che
un matrimonio tra una Lady inglese e il conte di Aberdeen potrebbe rasserenare
gli animi in un parlamento ancora diffidente verso il ministro scozzese Lord Brute.
Per di più la vostra amica Lady Newton è morta senza lasciare eredi. Con il
matrimonio tra Isabella e Newton il Re spera di assicurare una discendenza per
due delle contee più importanti della Gran Bretagna”, il marito cercò di
spiegare con voce monocorde il sunto dell’incontro con Sua Maestà. Lord Swan era
un uomo moralmente integro ed onesto, profondamente leale al sovrano, che da
giovane aveva fatto la sua parte in guerra per difendere la sua patria, che a
sedici anni aveva accettato di buon grado il matrimonio con una giovane
normanna che non aveva visto neppure in ritratto. Quindi, anche se questo segno
di lealtà verso la Corona sarebbe stato il sacrificio più grande che il Re gli
avesse mai chiesto, Lord Swan avrebbe acconsentito, seppur contro la sua
volontà, al matrimonio tra sua figlia e il Lord scozzese. Renee avrebbe capito,
Isabella sarebbe stata abbastanza forte da adattarsi alle nuove circostanze.
“Isabella non è una pedina per i giochi politici del vostro
Re!”, ribattè Lady Swan, la rabbia che faceva uscire il suo natale accento
francese nelle sue parole: “E nemmeno per le viscide lussurie perverse di Lord
Newton! Sapete meglio di me che il suo nome è più pronunciato nei bordelli che
nella Camera dei Lord!”
“Non osate parlare in questo modo!”, la voce di Lord Swan
riempì tutta la stanza, per poi abbassarsi a sussurro: “E smettetela di credere
ai pettegolezzi delle vostre amiche ciarliere, altrimenti dobbiamo considerare
anche le voci per cui il misterioso morbo che ha ucciso la vostra amica,
l’irreprensibile Lady Newton, altri non è che mal francese, e credetemi, sono
voci che vengono da fonti molto più affidabili rispetto ai salotti in cui si
riuniscono le vostre amiche nullafacenti. Isabella sposerà Newton appena egli
verrà a chiedermi la sua mano. Vi consiglio di cominciare a preparare il suo
corredo”.
Isabella lanciò il suo cavallo al galoppo, cercando di non
pensare a Miss Angela che preparava i suoi bauli per il viaggio a Londra. I
festeggiamenti a Buckingam per la tanto agognata pace sarebbero durati una
settimana. Ci sarebbero stati balli, banchetti, cerimonie in onore dei Generali
e delle truppe inglesi che avevano fatto onore al Regno durante la guerra.
Avrebbe incontrato Lord Newton e annunciato il suo fidanzamento. Con ogni
probabilità questa sarebbe stata la sua ultima cavalcata nel Southamptonshire.
Isabella lasciò che il verde intorno a sé sfuocasse in
macchie indistinte di colore, rimpiangendo tempi più felici. Non aveva notizie
di Lord Cullen da novembre. Era giunta la pace, le truppe stavano rientrando,
ma ancora il suo battaglione non era ritornato su suolo inglese. Avrebbe dovuto
dimenticarlo. Smettere di ricordare il suo primo bacio, le sue promesse,
buttare il fazzoletto con le sue iniziali, bruciare le sue lettere. Ormai il
suo futuro era segnato, non poteva opporsi. Non poteva però ignorare i suoi
sentimenti. Non sapeva a quale vita sarebbe andata incontro, non sapeva se Lord
Cullen era ancora vivo, ma era più che sicura che dimenticarlo non sarebbe
stata una possibilità. Non si considerava più così fortunata ad aver conosciuto
l’amore delle poesie, come aveva scritto a Miss Angela qualche mese prima. A
cosa serviva averlo conosciuto se lo aveva goduto per così poco tempo?
Non si era sbagliata affatto. Isabella era ben sveglia
nonostante l’ora tarda e aveva sentito benissimo qualcuno bussare alla porta
della sua camera. Si alzò dal letto e si infilò la veste da camera, poi si avvicinò
alla porta.
“Lady Isabella!”, la voce di Miss Angela era sussurrata al
di là dell’uscio e Isabella girò la maniglia per far entrare l’amica.
“Angela, che succede?”
Insieme a Miss Angela, anche un’altra donna si affrettò ad
entrare nella stanza, per poi chiudere la porta subito dopo.
“Lord Cullen è qui”, le parole furono sussurrate pianissimo,
ma bastarono a far sì che il cuore di Isabella accelerasse per l’emozione e la
speranza.
“Qui?”
“Nelle scuderie”, rispose l’altra donna. Non c’era bisogno
di scrutare il riflesso della luna sul suo viso per sapere chi fosse. La voce
melodiosa della moglie dello stalliere era riconoscibilissima. “Ha svegliato
mio marito perché sapeva che è una persona di cui si può fidare. Vorrebbe
vedervi prima di proseguire per Londra, per questo sono andata da Miss Angela”.
“Dovete scambiare i vostri vestiti coi miei, in modo che ci
sarò io al posto vostro nel letto quando la vostra governante verrà a
controllarvi a mezzanotte. Presto!”
Isabella seguì le istruzioni della sua amica e velocemente
seguì Mrs Hale alle scuderie.
“Ho promesso ad Angela di non farlo ma… vi lascio soli. Deve
essere stato terribile per entrambi stare separati tutto questo tempo. Solo,
non me ne fate pentire. Prima dell’alba ritornate nei vostri appartamenti,
d’accordo?”.
Isabella annuì, grata a Mr Hale ed in preda a una quantità
di emozioni tale che le sue mani tremavano e il suo cuore pareva che volesse
saltare via dal petto.
Lo vide uscire da un box vuoto, non appena Isabella chiuse
la porta dietro di sé.
Era dimagrito. L’uniforme sembrava troppo grande per lui ed
era sdrucita in alcuni punti. I suoi occhi erano emozionati quanto quelli di
Isabella, ma avevano un fondo di tristezza. Eppure era lui, l’uomo che amava
dal giorno in cui l’aveva incontrato: gli occhi verdi che la facevano
arrossire, le labbra piene, la statura slanciata e quei capelli dai mille
riflessi ramati.
“Milady!”, esclamò Lord Cullen abbracciando Isabella con
impeto. Eccola la sua pace. L’aveva sognata al fronte tante volte in mezzo a
tutta quella polvere, quei morti e il fracasso delle armi, che sembrava
irraggiungibile. I suoi capelli bruni, il suo volto angelico, il corpo che
aveva stretto a sé solo una volta in tutta la sua vita, fugacemente, di nascosto,
la donna che risvegliava i suoi desideri di giovane uomo era qui, tra le sue
braccia.
“Ero così in pena per voi… Non mi avete più scritto”,
Isabella non avrebbe mai voluto sciogliere quell’abbraccio, ma Lord Cullen
indietreggiò.
“Dalla Gran Bretagna per mesi non è arrivato più nulla. Né
scorte, né cibo, né istruzioni. Alla fine di febbraio è arrivato un messo da
Parigi con una lettera che ci comunicava la vittoria della guerra ed ordinava
di imbarcarci immediatamente per tornare in patria. Sono arrivato a Dover
cinque giorni fa, e coi miei uomini stiamo andando verso Londra per congedarci.
Ho voluto fare sosta qui per rivedervi. Siete stata sempre al centro dei miei
pensieri”, Lord Cullen prese tra le sue le mani di Isabella e le portò al viso.
Le baciò più volte, con riverenza, ed Isabella sentì crescere quel languore che
si acuiva sempre quando pensava al suo amato.
“Ditemi che i vostri sentimenti per me sono rimasti
immutati, vi prego”.
Lord Cullen lasciò le mani di Isabella: “Milady, vi amo
ancora, come due anni fa, come sempre. Voglio ancora stringervi tra le mie
braccia, siete il mio primo e l’ultimo pensiero ogni giorno. Solo mi sembra
indegno avvicinarmi a voi, ora. Ho ucciso, sporcato le mie mani con il sangue
di altri uomini. E mi sembra di insozzarvi con le mie colpe ogni volta che vi
accarezzo…”
“Vi siete difeso, Lord, siete tornato da me”, lo interruppe
Isabella: “Sapete quanto ho pregato perché potessi rivedervi? Adesso che siete
qui, non rinuncerò a voi, se voi mi volete. Voglio essere io a lenire i vostri
rimorsi, a curare le vostre ferite. Mi avete scritto che avreste combattuto per
me. Se lo farete, avrete tutta me stessa”.
“Sono vostro schiavo, Milady”, rispose Lord Cullen. “Subito
dopo il congedo andrò da vostro padre a chiedere il permesso di sposarvi. E se
mi vorrete, sarà purificata ogni mia nefandezza”.
Queste parole riportarono Isabella alla realtà. Si allontanò
di qualche passo: “Io… Sono già promessa, Lord”.
Le parole di Isabella furono più gelate della pioggia della
Prussia per Lord Cullen. Aveva appena ritrovato Lady Swan, non poteva perderla
di nuovo. Vedeva le lacrime scorrere sulle sue belle guance, ed avrebbe voluto
spaccare il mondo dalla rabbia. Fu quella tristezza, quella rassegnazione sul
volto della sua amata che gli diedero la spinta necessaria per mettere da parte
i suoi dubbi. Poteva provare ribrezzo per sé stesso e per quello che aveva
commesso, poteva ritenere altre persone migliori per Lady Swan, ma non poteva
sopportare quella pena sullo sguardo della sua amata. La abbracciò e si fece
raccontare ogni particolare.
Quando Lady Swan finì di raccontare ogni cosa, la
determinazione di Edward era aumentata a dismisura. La sua Milady tra le
braccia di quel depravato era un’immagine che non avrebbe voluto vedere mai.
“Farò il possibile per avervi, Milady. Parlerò di persona
con Sua Maestà. Abbiate fiducia in me”
La teneva stretta tra le braccia, entrambi seduti su un
cumulo di paglia fresca per i cavalli. Un po’ della tristezza del suo sguardo
aveva lasciato spazio alla speranza. Com’era bella, la sua Lady Swan. Aveva un
animo gentile e una mente sveglia fuori dal comune, che lo avevano affascinato
fin da subito. E poi il suo sorriso, i suoi occhi espressivi, i tratti del suo
viso che in Prussia aveva rievocato spesso nella memoria, il suo profumo, il
calore della sua pelle.
“Lord?”, Lady Swan aveva un tono timoroso ed Edward vide le
sue guance arrossarsi.
“Dite, cara”,
“Nella vostra ultima lettera, quella di novembre, dite di
pensare spesso al nostro bacio…”, Lady Swan abbassò lo sguardo, imbarazzata:
“Avreste un peggiore giudizio di me, se vi dicessi che ci penso anch’io, frequentemente?”
Il sangue di Edward si incendiò. Al fronte, dopo le vittorie
in battaglia, spesso i suoi soldati andavano a consolarsi tra le braccia di
qualche signora disponibile nei paesi vicini. Edward invece rimaneva nella sua
tenda, perché il suo desiderio era acceso solo da Lady Swan. La stessa Lady
Swan che ora gli stava suggerendo di baciarla ancora.
Le prese il viso tra le mani, e finalmente appoggiò le
labbra alle sue.
Sentì la bocca di lei arrendersi alla sua irruenza. Era
calda, morbida come ricordava, e ad Edward sembrava di percepire le sue forme,
nascoste solo dalla veste da notte. Quanta forza era stata necessaria per
vedere le navi inglesi salpare di nuovo verso la patria, dopo aver scaricato
viveri e munizioni? Quanto senso del dovere, quanta abnegazione, per non
togliersi l’uniforme e imbarcarsi a sua volta, lasciandosi indietro
quell’inferno di feriti in fin di vita, di assalti improvvisi ed imboscate?
Quanta disciplina doveva ancora avere ora che i cannoni non sparavano più, la
fredda Prussia era lontana, e la donna che aveva aspettato così tanto di
rivedere era tra le sue braccia, fremente di desiderio?
Quando Edward si scostò, si rese conto che aveva adagiato
Lady Swan sul cumulo di paglia e che era davvero sul punto di fare qualcosa di
sconveniente per la virtù della sua amata. Si allontanò da lei bruscamente,
sedendosi in modo da darle la schiena.
“Lord Cullen?”, la voce di Lady Swan era ancora ansimante,
una tortura che non aiutava di certo Edward a calmare il suo desiderio.
“Lord…”, sentì le sue mani accarezzarlo dietro la nuca, sulle
spalle, e il suo respiro così vicino… Quando Edward si voltò, notò negli occhi
di Lady Swan un ardore troppo simile al suo.
“Vi ho aspettato per molto tempo, Lord. Nel mio baule c’è la
biancheria di seta del mio corredo che ho ordinato per il mio matrimonio, e le
mie vesti preziose per la mia prima notte di nozze. Tuttavia, non voglio
aspettare ancora, oggi che vi ho ritrovato. Voglio essere vostra moglie
stanotte, la vostra Isabella, sin da ora”.
La volontà di Edward fu ridotta in cenere da quelle parole
appassionate. Distese la sua Isabella sulla paglia, riprendendo a baciarla. Le
mani di lei liberarono i bottoni dalle asole dell’uniforme, dando modo ad
Isabella di apprezzare la schiena e le braccia del suo uomo, ora coperte solo
da pochi strati di tessuto.
La bocca di Edward scese sul collo di lei, mentre le mani
sollevavano la modesta sottoveste che Isabella aveva scambiato con Miss Angela.
Se una minima parte di lui era ancora decisa a conservare la virtù della sua
amata, ogni riluttanza fu bruciata dal profumo di donna che Isabella emanava,
dalle sue morbide carni, dai suoi sospiri.
La lampada ad olio illuminava fiocamente i loro corpi.
Edward accarezzava Isabella ovunque per scolpire nella mente le sue curve, i
suoi seni, il suo addome piatto. Anche Isabella faceva scorrere le sue mani su
di Edward. Era dimagrito, ma sotto le sue dita sentiva il vigore dei muscoli
tonici.
“Siete la cosa più bella che io abbia mai visto”, mormorò
Edward davanti alla sua nudità.
Isabella arrossì ma non si coprì. Aveva deciso di donare
tutta sé stessa, provare cosa fosse la felicità almeno quella notte, perché il
suo futuro, nonostante il ritorno di Edward, sembrava fatto di una nebbia scura
e difficile da diradare. E poi desiderava Edward in una maniera irrazionale.
Ogni controllo spariva sotto i suoi baci, le mani sul suo corpo cancellavano
ogni indecisione. Sentì la punta del suo membro spingere contro la sua intimità
e si preparò al dolore che seguì quando Edward spinse dentro di lei per la
prima volta.
Edward vide l’espressione di Isabella irrigidirsi dal dolore
e fece per uscire da lei, ma Isabella glielo impedì: “Vi prego, passerà presto…
ho bisogno di sentirvi dentro di me”.
Allora si ricordò le parole ubriache dei soldati attorno al
fuoco, uomini che sentivano la mancanza delle loro mogli quanto lui della sua
Isabella, e mosse le dita verso il suo centro. La vide rilassarsi a poco a
poco, sentì la sua intimità ancora più bagnata e le dita di lei si conficcarono
nella sua schiena mentre lui massaggiava quel punto sensibile.
“Oh, Edward…”
“Avete ancora dolore, cara?”, chiese. Aveva necessità di
muoversi in quel paradiso che accoglieva il proprio membro, ma per nulla al
mondo avrebbe fatto del male ad Isabella.
“N-no… Non vi fermate, vi prego. Muovetevi dentro di me”, le
parole di Isabella erano intervallate da gemiti. Edward cominciò a muoversi piano,
poi aumentò il ritmo man mano che sentiva il piacere crescere dentro di sé.
D’un tratto vide Isabella chiudere gli occhi ed inarcarsi sotto di lui, la
sentì stringersi attorno al suo membro mentre raggiungeva il culmine e si
chiese se fosse sopravvissuto all’inferno per questo: il viso di Isabella
sconvolto dal piacere. Continuò a muoversi sempre più veloce, sempre più vicino
all’orgasmo, uscendo giusto in tempo per evitare di depositare il suo seme
dentro di lei.
Si strinsero l’uno all’altra e rimasero abbracciati il resto
della notte. Quando Mrs Hale venne a riprendere Isabella per riportarla nella
propria camera, Edward sellò il suo cavallo e si preparò per ripartire per
Londra, dove doveva essere ricevuto da Sua Maestà. Non prima, però, di aver
fatto visita a Sir Withlock, principale oppositore del ministro scozzese Brute,
e alla sua pettegola moglie.
Londra, 20 giugno, anno del Signore 1764
Carissima Lady
Mallory,
Vi scrivo da uno degli
appartamenti di Buckingam, poco prima di ripartire per casa. È stato un vero
peccato che non abbiate potuto partecipare al matrimonio più atteso dell’anno, spero
che la quarantena per la Vostra varicella termini prima possibile, così potremo
vederci per un tè.
Erano presenti proprio
tutti alle nozze tra Lady Swan e l’affascinante Colonnello Cullen, d’altra
parte quest’anno non si è parlato d’altro se non della dote della contessa di
Southampton.
Ancora non mi capacito
di come un argomento che di solito interessa solo noi signore, come il
matrimonio di due rampolli molto in vista, abbia messo a soqquadro la politica
del nostro Paese in questo modo.
Certo è che quando
l’allora Capitano Cullen venne in visita lo scorso anno, appena tornato dalla
guerra, e ci confidò che aveva sentito la voce di un prossimo fidanzamento tra
Lady Swan e Lord Newton, rimanemmo tutti perplessi. Insomma, a parte la
differenza di età, tutti sanno che la morte di Lady Newton è dovuta al mal
francese e che lei era una donna talmente onesta che quel morbo non avrebbe
potuto contrarlo da altri che dal marito.
Vi giuro, io non intendevo
sollevare alcun vespaio, non immaginavo che mio marito avrebbe usato le mie
confidenze per una sua battaglia politica. Il polverone che si è sollevato in
parlamento quando si è saputo che, per le strategie politiche di Sua Maestà,
una fanciulla rischiava di essere data in sposa ad un dissoluto nobile scozzese
che, oltre a contagiarla con il suo male, avrebbe messo le mani pure su una
delle più fiorenti contee inglesi, ha fatto sì che nel giro di un mese del
probabile fidanzamento non se ne è più parlato.
E così, quella che per
tutti era la povera fanciulla destinata ad una misera vita, in breve tempo ha
ricevuto la proposta di matrimonio dal partito più ambito di tutto il Regno.
La fortuna è talmente
volubile! C’è da dire che lei era veramente una bellezza, nel suo abito bianco
di seta, decorato con perle e pizzi meravigliosi. Nonostante i suoi venti anni,
supera in bellezza tante giovani appena debuttate in società. D’altra parte il
Colonnello Cullen è veramente un uomo molto affascinante. Ho sentito dire che
più o meno sfacciatamente, anche durante il periodo del fidanzamento con Lady
Swan, alcune madri tentavano di presentargli le loro figliole, ma il colonnello
aveva in mente solo la sua fidanzata.
Vi giuro, non ho mai
visto coppia più innamorata di loro il giorno del matrimonio. Si dice che si
siano conosciuti addirittura prima che lui partisse per la guerra e che il
colonnello avesse intenzione di chiedere la sua mano una volta tornato. A
quanto pare a Lord Cullen piacciono le sfide. A parte la sua incontestabile
avvenenza, devo dire che mio marito ha conversato con Lady Swan più a lungo di
quanto abbia fatto io. Dice che la novella sposa ha una buona conoscenza della
politica. Che passione bizzarra per una nobildonna, non trovate? Ho detto scherzando
a Lord Cullen che avrebbe dovuto tenerla a bada, altrimenti gli avrebbe
soffiato il posto in parlamento. E sapete come mi ha risposto? Che sarebbe
stato fiero di sua moglie se lo avesse fatto! È proprio vero che l’amore fa
sragionare!
Avreste dovuto esserci,
amica mia! Ho tante altre cose a raccontarvi, come il contenzioso sull’eredità
di Lord Newton. Pare che il mal francese si sia aggravato e che tutti i suoi
parenti più prossimi si stiano dando da fare per accaparrarsi i suoi beni dopo
la sua morte. Di altre questioni parleremo a voce, quando Vi sarete
completamente rimessa.
Con affetto,
Mrs Alice Withlock.
Note dell’autore: la
Guerra di cui si parla è la “Guerra dei sette anni”, da molti considerata la
prima vera guerra mondiale, perché ha coinvolto tutti gli Stati dell’Occidente.
Il mal francese è il
nome con cui veniva chiamata la sifilide.

Sono letteralmente senza parole!! E' bellissima!
RispondiEliminaAdoro l'idea originale dell'epistole per farci entrare nel sentimento di Edward e Bella, per farci conoscere le paure di un uomo al fronte e le ansie della donna in attesa del suo ritorno. E l'ultima lettera... beh... ci pone chiaramente davanti agli intrighi della corte e quanto un pettegolezzo potesse poi, alla fine, essere causa di cambiamenti anche drastici.
Scritta in maniera egregia sotto tutti i punti di vista. Complimentissimi e... vorrei saper scrivere così...
Magari Rousseau fosse stato cosí appassionante nel suo romanzo epistolare... Molto originale la forma scelta. Anche qui... Peccato sia una o.s. Avrei letto volentieri quei 50 o 60 capitolini su questa lunghezza d'onda! Alice
RispondiEliminaBrava, davvero brava! La forma epistolare, unita alla scelta attenta del lessico e dei riferimenti politici e storici, è efficacissima nel farti entrare completamente nel periodo storico. Mi è piaciuta moltissimo. Sentimentale, intensa, poetica e con un bel lieto fine. Bravissima! Cristina.
RispondiEliminadavvero intensa,complimenti
RispondiEliminaComplimenti, veramente intensa, ben scritta e originale. Sei sicura di non essere una reincarnazione di una dama del '700? Perché lo stile delle lettere è davvero perfetto!
RispondiEliminaFederica - Fede13
Ho appena iniziato a leggere le os con la tua!
RispondiEliminaBellissima!!! Complimenti davvero! Mi piace lo stile, mi piace la trama, mi piacciono i personaggi e l'ambientazione accurata!!
Una chicca davvero!!!
Straordinaria come un romanzo d'epoca originale. Lessico impeccabile e giusta dose di tutto. Sembri nata per scrivere. Mi inchino.
RispondiEliminaScritta in modo impeccabile e la scelta di questa narrazione tramite scambio epistolare è una vera chicca, forse non molto dinamica, ma senz'altro esaustiva nel descrivere il contesto storico, sociale e politico.
RispondiEliminaIo vado un po' controcorrente e ti dico che ne ho lette altre in questa forma, ma mai così ben fatte! Bravissima! Scorrevolissima, mai noiosa o banale, racconta tutto quello che c'è da raccontare dando il giusto risalto sia agli eventi di sfondo, sia agli intrighi che al sentimento.
RispondiEliminaVeramente brava!
-Sparv-
L'ho amata. Se potessi mettere i cuoricini senza sembrare una stupida lo farei. Esprimono meglio di me, adesso, le mie sensazioni.
RispondiEliminaComplimenti.
Questa storia è ben scritta, sciolta, fluida, meravigliosamente dolce da una parte, tenera e profonda... e con quel pizzico di malizia e di pensieri arditi dall'altra che rende il tutto di un piacevole sentore di piccante...che non guasta. Sono felice di essermi tenuta la lettura di questa storia per penultima, perchè sapevo che non mi avrebbe deluso, visto il racconto semi epistolare. Dire che li adoro è poco, li amo! Sono felice che la tua scelta sia caduta in un tipo di storia del genere, e sono contenta di averti letto con attenzione e passione.
E' profonda e meravigliosa.
Vorrei che la approfondissi, se te la senti, sarebbe davvero una cosa magnifica!
Grazie di averci regalato una cosa così ben scritta, così emozionante.
Meravigliosa.
Complimenti ancora.
Perdonami la scarsità di parole, ma sono ancora emozionata dalla breve rilettura e mi mancano le parole, avrei dovuto aspettare a commentare, ma poi avrei dovuto rileggerla... e diventa un circolo vizioso. Me ne vado.
Bravissima ancora
Assolutamente perfetta. Questa storia è bellissima. La scelta della narrazione epistolare ha creato un racconto completo che mi ha sorpreso. Il linguaggio è bellissimo, sembra davvero di leggere un romanzo storico. Per un attimo ho temuto per la sorte di Isabella, per fortuna ci hai risparmiato una parte drammatica che ha reso la storia bellissima.
RispondiEliminaComplimenti.
Spettacolare!!!
RispondiEliminaOttima la scelta epistolare della narrazione, aiuta ad entrare nella vicenda.
Il linguaggio è pressappoco perfetto. Ottimo lavoro
Non so cosa dire.
RispondiEliminaPerfetta.
Scritta bene e soprattutto bellissima l'idea di un racconto epistolare.
Mi unisco ai complimenti delle altre.
Bravissima
Bellissima anche questa!
RispondiEliminaOrmai sembro un disco rotto....
Originale l'idea dello scambio di epistole e perfetta nell'uso del linguaggio d'epoca.
Complimenti
Accidenti.......che bellissima idea le lettere.........
RispondiEliminaTi fanno entrare nel periodo storico e nel loro amore!!!!
Veramente una bellissima idea per non parlare della lettera finale.......ci avrei scommesso che era Alice......ahahahah mitica!!!
Grazie, un Bacio
JB