lunedì 22 dicembre 2014

" Il Destino ci ha Uniti "






Il leggero vestito cadde ai piedi della ragazza lasciandola con indosso la semplice camiciola bianca. Il rossore sulle guance creava un netto contrasto col pallore del collo lungo e aggraziato. Edward ammirava silenzioso la delicata creatura che, imbarazzata, sollevava le braccia per celare il petto che di scoperto aveva ben poco. Edward aveva visto donne molto più inibite mostrare le proprie grazie con naturalezza; aveva visto anche lei più svestita, ma ancora impazziva per le sue reazioni. «Non nasconderti a me, Isabella.» La ragazza abbassò lo sguardo senza pronunciare una parola mentre il rossore si diffondeva sul resto di pelle scoperta dalla sottoveste. Edward posò una mano sulla guancia godendo del suo calore sul palmo. Per mesi l’aveva corteggiata senza ottenere niente. Le aveva donato oggetti preziosi che, puntualmente, aveva ritrovato nella sua camera senza una parola; l’aveva lusingata con complimenti degni di una principessa, ricevendo in cambio inchini rispettosi e sorrisi appena accennati. Le aveva dichiarato il suo amore e lei aveva stretto le labbra rispondendo di dover riordinare le camere, allontanandosi dopo il doveroso inchino. Non era un capriccio, ne era certo. In passato aveva fatto leva  sulla sua posizione e il suo fascino per conquistare le donne e loro erano state più che felici di soddisfare le sue fantasia, ma con lei era diverso. Il cuore gli batteva forte ogni volta che ne incrociava lo sguardo; voleva abbracciarla e tenerla stretta a sé ogni momento; non sopportava di non poterla portare fuori e presentarla come sua promessa. Voleva lei e solo lei. Nessuna donna aveva più allietato le sue notti da quando aveva realizzato di amarla e non si rammaricava di non poter sfogare le pulsioni del suo giovane corpo. Se avesse potuto sarebbe tornato puro per dividere con lei la prima esperienza, ma lei lo respingeva. Sapeva di non esserle indifferente, lo capiva da come reagiva quando le stava accanto, dal desiderio celato nei suoi occhi, dal tremore delle mani, dagli sguardi furtivi. Stava ormai perdendo le speranze di vederla cedere quando, una mattina, tornò nella sua per recuperare il foulard che aveva scordato e la trovò a rassettare. Si era sempre occupata delle stanze di suo padre e della madre prima che spirasse, mai delle sue. Da quando non aveva più la compagnia della duchessa passava il tempo chiusa nella sua stanza, perlopiù a leggere, e nemmeno il resto della servitù la conosceva tranne coloro che servivano la famiglia da sempre. Era arrivata lì quando, poco più che bambina, i suoi genitori erano morti e la madre di Edward l’aveva accolta in casa dandole l’amore che le occorreva. Voleva che crescesse come una signorina, anche se non sarebbe potuta entrare in società, ma lei aveva rifiutato pretendendo di ripagare l’ospitalità col lavoro. Era sempre stata ostinata e orgogliosa e lui l’amava anche per quello. Esme le aveva insegnato personalmente a leggere, scrivere e far di conto, diceva sempre che la giovane possedeva una mente attiva e brillante e lo si capiva anche dallo sguardo acceso di Isabella, sempre curioso. Quando poi la donna era morta quella luce splendente si era spenta e lei si era chiusa senza permettere a nessuno di avvicinarla. Era cresciuta, divenendo una donna bellissima, con lunghi capelli scuri che teneva imprigionati in una stretta acconciatura, occhi altrettanto scuri con lunghe ciglia che le ombreggiavano le guance ogni volta che abbassava lo sguardo, la pelle candida e i modi aggraziati. Ma non era solo la sua bellezza ad affascinare il futuro duca del Dorset. Aveva cominciato a provare quel sentimento prima ancora di sapere cosa fosse quello strano struggimento che sentiva nel petto quando la vedeva con la madre, solare e sorridente. Poi suo padre l’aveva portato dalla più famosa maitresse di tutta l’Inghilterra e i sentimenti erano stati accantonati in favore i piaceri della carne. Edward stava fuori casa la maggior parte della notte e dormiva durante il giorno mentre Isabella diventava una donna bellissima. Era da tanto ormai che aveva abbandonato quella vita, dall’istante in cui aveva compreso quanto fosse forte l’amore per lei. Andava a letto a orari decenti, si occupava degli affari di famiglia, partecipava alle serate d’obbligo per il suo rango, ma il resto del tempo lo passava a tentare di convincere Isabella che il suo amore era vero e indistruttibile.  
Sentendolo rientrare nella camera, quella mattina, si era irrigidita, aveva stretto le mani tra loro abbassando lo sguardo. «Perdonatemi, non sapevo aveste ancora bisogno della stanza. Me ne vado subito.» Aveva  fatto un passo verso la porta, ma Edward le si era parato davanti pregandola di non andare. La strinse tra le braccia trovandola stranamente arrendevole. «Non respingermi ancora, Isabella. Io ti amo, te lo giuro. Non dirmi no.»
«Non ne ho più la forza» aveva sussurrato, lasciandosi andare alle infinite lusinghe dell’uomo che aveva tentato di tenere lontano pur amandolo profondamente. Il sorriso radioso si era aperto sul viso del giovane mentre, cingendole i fianchi, si accingeva a scambiare con lei il loro primo bacio. A distanza di tempo da quella mattina speciale passata a venerare quel corpo meraviglioso, ancora non si era abituato alla grazia della sua amata. Vedere come ancora s’imbarazzava nonostante i tanti momenti di passione condivisa lo eccitava sempre, come mai gli era capitato con le altre donne.
La mano sulla guancia si spostò sulle labbra che lei baciò; fu sufficiente quel piccolo gesto a infiammare anche la porzione di cervello che gli era rimasta integra, polverizzando la poca razionalità che tentava di mantenere. Sciolse il nodo della camicia che si aprì scoprendole il petto, ne accompagnò la caduta ai piedi dell’amata senza mai smettere di ammirare quel corpo perfetto. Il lieve rossore si diffuse il tutto il corpo rendendo la pelle candida appena più scusa, come un bocciolo di rosa bianco immerso in una tintura creata dalla natura solo per lei.
«Vi prego, Edward…» sospirò Isabella, imbarazzata dalla nudità mostrata.  
«Sei talmente bella, amor mio. Non posso smettere di guardarti e adorarti.» Lei strinse le labbra atteggiandole a una smorfia buffa. Non gli aveva mai creduto sino in fondo in tutte le volte che le aveva ripetuto le stesse parole. Lui faceva il possibile per dimostrarglielo, ma sembrava che niente potesse convincerla che per lui non esisteva nessun’altra e mai sarebbe stato differente. La fece sdraiare sul grande letto stringendola con un braccio mentre con l’altro allentava il foulard. In pochissimo si liberò di tutti gli abiti. Chi aveva bisogno di un servitore per spogliarsi quando ad attenderlo c’era una creatura meravigliosa che aspettava solo lui? Baciò le labbra rosse ingoiando i sospiri della ragazza, spostò l’attenzione sul collo morbido, le spalle delicate, il petto pieno. Isabella teneva gli occhi chiusi, persa nell’estasi che trovava solo tra le braccia del suo amante. I gemiti della ragazza si diffusero per la stanza infiammandogli le viscere. Amava sentirla arrendersi a lui e ancora di più amava vederla perdere ogni inibizione e donarsi completamente. Non dovevano preoccuparsi che qualcuno li sentisse, la stanza del futuro duca si trovava separata e distante da tutte le altre. Se anche un servitore fosse passato di lì, udendoli, non avrebbe mai saputo con chi il ragazzo si stesse intrattenendo. Le piccole mani di Isabella cominciarono a esplorare il corpo del ragazzo; le spalle possenti, il petto ampio, la schiena muscolosa. Tutto il lui la faceva impazzire. Col tempo aveva imparato che toccare il corpo del suo amante dandogli piacere, ne procurava altrettanto a lei. Superata la prima, traumatica volta, non vi era stata occasione nella quale anche lei non avesse raggiunto orgasmi fortissimi. Edward era sempre attento e premuroso, pensava a lei prima che al suo personale piacere, spesso più volte, rifiutandosi di godere senza aver visto la luce che le illuminava lo sguardo quando spalancava gli occhi. Sembrava sempre sorpresa quando giungeva il culmine, come se non si aspettasse di essere travolta in quel modo. Solo allora si lasciava andare trascinato dal calore avvolgente e gli spasmi del suo sesso che lo stringevano. Isabella era sempre una meravigliosa scoperta. Entrare in lei gli dava un senso di potere mai sentito prima. Fare l’amore con la ragazza lo riempiva di un senso primitivo di possesso al quale non avrebbe mai rinunciato. Entrò in lei lentamente, sempre timoroso di farle male. Isabella inarcò il corpo per accoglierlo meglio e più profondamente. Entrambi emisero un sospiro di meraviglia e soddisfazione nel diventare l’una parte dell’altro nel modo più antico del mondo. Edward sapeva che da quel momento Isabella non avrebbe avuto più freni, che l’avrebbe incitato e eccitato fino a portarlo alla follia. Gli aveva rapito il cuore, ma anche la ragione fuggiva via quando si perdevano nelle gioie del sesso. Non aveva ancora parlato a suo padre, ma presto tutti avrebbero saputo che Lord Durset avrebbe preso moglie. Non sarebbe stato come gli altri membri dell’aristocrazia che, presa moglie e concepito un erede, abbandonavano il letto coniugale per nuove mete. No, lui sarebbe stato fedele alla sua consorte e all’amore che provava per lei. Isabella stava pronunciando il suo nome più e più volte, come una nenia senza fine, segno che il suo orgasmo era ormai vicino. Spinse con insistenza in lei finché quei meravigliosi occhi nocciola si spalancarono per lui e venne stringendolo a sé, portandolo oltre l’umana resistenza. Paghi e ancora ansanti si guardarono negli occhi senza bisogno di esprimere a parole ciò che provavano. Edward, come ogni volta, prese una pezzuola pulendo la sua amata che riprese a sfoggiare il solito rossore e stringere il labbro inferiore tra i denti per non fermarlo. Ci aveva provato in passato, imbarazzata più che mai dai gesti del ragazzo, ma la ferma determinazione di Edward l’aveva fatta cedere alla sua volontà. Prendersi cura di lei era una delle cose che maggiormente gli dava piacere, non era contemplabile che glielo impedisse. Tentò di spiegarle che non si era mai comportato in quel modo con nessuna delle sue amanti, ma lei aveva stretto le labbra a dimostrazione che non gli credeva fino in fondo. Avrebbe voluto arrabbiarsi per la mancanza di fiducia nei suoi confronti, ma l’amore non gli permetteva di restare in collera con lei. Isabella teneva la testa appoggiata al petto di Edward tracciando cerchi sul petto dell’uomo mentre lui accarezzava i lunghi capelli scuri. I respiri erano tornati lenti e regolari. La mente della ragazza tentava di trascinarla in pensieri mesti, ma lei era ben decisa a tenerla imbrigliata. Finché fosse durata avrebbe goduto di quella strana relazione che non avrebbe portato a nessun futuro. L’aveva sempre saputo e aveva accettato di vivere serenamente tutto ciò che sarebbe arrivato.
«Parlerò con mio padre oggi» esclamò Edward, strappandola da quei pensieri.
«Su quale argomento, mio signore, se posso permettermi.»
«Perché continui a rivolgerti a me col voi?»
Isabella gli regalò un sorriso dolcissimo unito alla perplessità. «Perché siete il futuro duca del Durset, Vostra Grazia.»
«E il tuo futuro marito.» La ragazza strinse le labbra ancora una volta e, se di solito quell’espressione lo divertiva, in quel momento lo irritò. «Non pensi che farò di te la mia sposa, Isabella? Non credi che ti ami abbastanza da renderti mia moglie?»
«Vi credo, mio signore, ma vi prego di non sminuire la mia intelligenza, anche se sono solo una donna.»
«Non ho mai dubitato del tuo intelletto.»
«Allora non cominciate ora. Ricordate che sono stata cresciuta da vostra madre. Mi è stato insegnato a leggere, scrivere e far di conto, ma anche che non potrò mai essere la moglie di un duca coi miei natali.»
«Se sei tanto convinta perché sei venuta a letto con me? Perché mi hai donato il tuo unico bene?»
«Perché vi amo e ho sempre saputo che non sarei stata di nessun uomo che non foste voi. Ho preso ciò che desideravo sapendo che non sarebbe durata. Preferisco avere un breve momento con voi che tutta la vita con qualcuno che non amo.» Edward trattenne l’emozione come meglio poté. Non si era mai lasciata andare alle confidenze, l’aveva sempre ascoltato con un meraviglioso sorriso sulle labbra, gli dava ragione, gli faceva scegliere ogni cosa, ma sentirla parlare in quel modo, col cuore in mano, gli fece capire ancora meglio quanto fosse irreversibile la sua decisione. L’avrebbe sposata, con o senza l’approvazione paterna. La prese per le spalle, stringendo appena il suo esile corpo. «Ascoltami attentamente, Isabella. Io ti sposerò quindi comincia a pensare dove ti piacerebbe svolgere la funzione religiosa.»
Lei gli sorrise e lo abbracciò prima di baciarlo teneramente sulle labbra. «Certo, Edward. Fatemi sapere la data, ci sarò» gli disse meno convinta di prima. Il ragazzo si rassegnò all’idea di non essere creduto se non portandola dinanzi all’officiante. Ebbene, così sarebbe stato.
Edward venne convocato dal duca nel primo pomeriggio. Aprendo la porta sogghignò mestamente notando la presenza della giovane donna accompagnata dalla sua dama di compagnia.
«Entra, Edward. Abbiamo delle gradite ospiti.» Il ragazzo chiuse la porta del salottino avanzando verso la giovane. «Ricorderai sicuramente Lady Katherine e Lady Jessica sua dama di compagnia e zia amorevole.» Il ragazzo prese la mano che le veniva offerta portandosela alle labbra.
«Milady siete splendida. I ricordi che serbavo nella mente non vi rendono giustizia.» La ragazza si portò il ventaglio davanti al viso coprendolo pudicamente senza tuttavia celare la luce maliziosa degli occhi, certa di avere già in pugno l’uomo più ambito.
«Siete un adulatore, Vostra Grazia» gli disse sbattendo le ciglia. Edward avrebbe riso se l’educazione ricevuta non gli avesse imposto di tenere sempre l’adeguata compostezza. Che la ragazza mantenesse pure le sue convinzioni, presto tutti avrebbero saputo che non era più disponibile per nessuno.    
Il pomeriggio si protrasse all’infinito tra ciance inutili, tè e dolci. Non essendoci la duchessa ad intrattenere le ospiti, spettava al padre fare gli onori di casa. Katherine stava composta al suo posto intervenendo solo quando interpellata direttamente come le era stato insegnato, ma non perdeva occasione per lanciare sguardi di fuoco a Edward, quando non vista. Non vedeva l’ora che si congedassero per poter finalmente parlare col padre. Quando infine le donne presero congedo chiese udienza al duca che fece portare alto tè per entrambi.
«Sembravi molto a tuo agio poco fa» attaccò subito suo padre.
«Sì, è stato un piacevole pomeriggio» mentì candidamente.
«Bene. potresti averne molti altri con Lady Katherine.»
«Non credo di comprendere, padre» gli disse incrociando le braccia.
«Ho parlato col Marchese suo padre e ho acconsentito al vostro matrimonio.» Edward si irrigidì assumendo a sua difesa un atteggiamento scostante.
«Davvero, padre?»
«Sarà una buona unione ed è tempo che arrivi un erede.»
«Sono spiacente, padre, ma io ho già scelto la mia sposa» disse imperturbabile.
«Che cosa? Perché non me ne hai parlato prima.»
«Perché voi non mi avete chiesto alcunché. Se vi foste degnato di consultarmi non ci troveremmo in questa incresciosa condizione.»
«Chi è la fanciulla?» Edward raddrizzò le spalle. Non era un bambino, poteva affrontare suo padre.
«Isabella» pronunciò, senza distogliere lo sguardo. Il Duca lo fissò senza reazione finché dilatò gli occhi per poi assottigliarli subito dopo.
«Per Isabella intendi l’orfana che tua madre ha accolto in casa nostra?» chiese, sprezzante.
«Esattamente» rispose nello stesso tono.
«Sei impazzito?» esplose il Duca. «È una cameriera, non puoi sposarla.»
«Io credo che non vi siano motivazioni valide per non farlo.»
«È una cameriera. Se vuoi sollazzarti continua a farlo, purché lo faccia con discrezione. In ogni caso, dopo il matrimonio dovrai cessare ogni contatto. Non sarebbe opportuno avere una relazione con lei. Potrai trovarti un’amante tra le vedove della nobiltà.»
«Credo di non essere stato chiaro, padre: io non sposerò Lady Katherine.»
«Sì, lo farai.»
«Se mi obbligherete a sposarla coprirò voi e il vostro nome di vergogna. Non la toccherò nemmeno con un dito e mi farò vedere fuori con chiunque tranne che con lei. Dirò a tutti i pari di amare Isabella dichiarando che si tratta di una cameriera, la porterò all’opera e andrò a vivere con lei lasciando la vostra pupilla in questa casa con la sua dama di compagnia.»
«Non puoi farlo» gli disse il Duca con un filo di voce.
«Volete scommettere?» Mai si era rivolto al padre con una tale mancanza di rispetto, ma ne andava della sua vita e di quella della sua amata.
«I nobili non accetteranno mai una cameriera, non riesci a capirlo?»
«Non deve necessariamente restare tale» rispose senza perdere la tranquillità. Stava sfidando la pazienza del padre, lo sapeva, ma non intendeva cedere.
«E come speri di poter cambiare la sua condizione sociale?» chiese al limite dell’esasperazione.
«Non io, voi. Siete un Duca, non dovrebbe essere difficile procurarle un titolo qualunque. Nessuno l’ha mai vista, non sarà difficile farla passare per la figlia di una lontana cugina del Galles o quello che preferite. Direte che è stata mandata qui per debuttare o… non lo so, quello che fanno le giovani donne in società.»
«Oppure getterai via tutto» sospirò infine. «Cosa dirò al Marchese? Ho dato la mia disponibilità a questo matrimonio.»
«Avete impegnato la mia vita senza consultarmi. Credo sia giusto che ve la sbrighiate da solo.»
«Tu non ti rendi conto. Se tua madre fosse viva…»
«Mia madre amava Isabella» lo interruppe Edward «e avrebbe voluto per me un matrimonio degno di essere vissuto. Non avrebbe voluto sapermi imprigionato in una vita senza amore.»        
«Non posso farlo.» Edward provò pena per l’uomo che sembrava invecchiato di un decennio, ma non poteva cedere proprio in quel momento.
«Io credo possiate.» Si avviò alla porta ancora chiusa per congedarsi. Prima di uscire si voltò ancora una volta. «Vi consiglio di fare presto. Intendo presentare Isabella alla prossima stagione.» Il Duca sbiancò di colpo.
«Ma è fra un mese appena!»
«Ritengo sia un tempo sufficiente per parlarne con la vostra amante, in confidenza. Ditele che la fanciulla arriverà in famiglia per fare il suo debutto alla prossima stagione. Mi dicono non sia in grado di tenere un segreto nemmeno se ne andasse della sua vita. Entro un paio di giorni al massimo tutti i nobili sapranno. Al momento opportuno spargeremo la voce che sono stato conquistato dalla sua avvenenza e che avete acconsentito al nostro matrimonio. E vi consiglio di organizzare un matrimonio molto veloce, non vorrei arrivasse un’erede troppo presto per i canoni del ton
«Isabella è incinta?»
«Se il Signore ci ha benedetti. Io di certo non ho fatto niente per evitarlo.» 
«Hai già deciso tutto non è così?» Edward fece un passo verso di lui per poi fermarsi.
«Mi spiace, padre, ma io l’amo e non intendo tornare sui miei passi. Fate in modo che possa sposarla senza farvi vergognare. Sono disposto a rinunciare al titolo e ogni bene per stare con lei. Con permesso. Si voltò e uscì dalla stanza senza più fermarsi.   

Un mese dopo…

La stagione per Edward e Isabella, cominciava all’opera per proseguire al ricevimento più importante, quello a cui “la nobiltà che conta” non poteva mancare. Si erano trasferiti nella tenuta di Londra una settimana prima e, lì, Isabella aveva trovato un intero guardaroba proveniente da Parigi. Come era stato previsto, la notizia che una fanciulla del nord sarebbe arrivata alla tenuta del Duca aveva impiegato veramente poco a fare il giro della nobiltà. Fu assunta una cameriera personale e invitarono una giovane vedova a tenere compagnia alla figlia del Conte Swan del Cheshire. Il Duca aveva movimentato in segreto alcune sue conoscenze per far sì che un’orfana che si occupava di rassettare parte della sua dimora divenisse la figlia di un defunto conte. Fortunatamente nessuno aveva insinuato alcun ché, certi che la parola del Duca fosse sinonimo di garanzia per la ragazza. Una fanciulla che avrebbe potuto portare il disonore alla sua casata, ma anche la donna che la sua compianta moglie aveva accolto come una figlia e che il suo erede giurava di amare. Una donna per la quale era disposto a rinunciare a tutto. Non aveva difficoltà a ricordare il primo incontro con la donna che aveva amato dal primo istante sino alla sua prematura dipartita e che ancora amava nonostante fosse nota a tutti la sua relazione con Lady Victoria. Non l’aveva messa a parte della truffa ai danni della nobiltà; Edward aveva ragione, era una gran pettegola e non sarebbe mai riuscita a tenere un segreto come quello, senza tralasciare il fatto che avrebbe potuto usare l’informazione contro di lui qualora avesse deciso di mettere fine alla relazione con lei. No, solo il suo fedele maggiordomo e la governante ne erano al corrente; si fidava ciecamente di entrambi, non avrebbero mai tradito la sua fiducia.
Edward, seduto accanto a Isabella nella carrozza che li avrebbe condotti all’opera, strinse la mano della giovane trasmettendole il calore che andava perdendo via via che si avvicinavano alla loro destinazione. «Rilassati, amor mio, sarai splendida.»
«Ho paura, Edward. Io non sono come le donne che saranno presenti questa sera.» Edward le sorrise dolcemente accentuando la stretta. «No, mia cara, tu non sei affatto come loro. C’è più grazia ed eleganza in un tuo solo sguardo di quanta ne possiedano tutte loro messe assieme.» Isabella fece per stringere le labbra nel dubbio, ma uno sguardo ammonitore del suo promesso sposo gliele fece rilassare subito dopo. «Bene!» le disse soddisfatto. «Vedo che ci siamo capiti.» La giovane eruppe in una piccola risata che la illuminò. Edward ebbe l’impressione di vederle scivolare via la tensione, ma sapeva che la parte più difficile doveva ancora arrivare. Scesero dalla carrozza attirando l’attenzione di tutti i presenti. Si accostarono al Duca al quale Isabella fece una riverenza e Edward un rispettoso saluto per poi avviarsi al loro palco, seguiti dal resto della nobiltà. Lo spettacolo fu per Isabella gioia e dolore a un tempo. Era sinceramente ammirata dall’opera, ma continuava a torturarsi mani e labbra al pensiero del ricevimento che sarebbe seguito. Edward le rimase accanto per tutto il tempo sciogliendo in parte la tensione che la attanagliava.
La residenza del Duca dell’Hampshire era la più ambita alla quale essere invitati. Era noto a tutti che essere accettati da Lady Hampshire era il modo più diretto per non essere esclusi dalla cerchia. La matrona andò personalmente incontro ai ragazzi sorridendo con calore.
«Mio caro» esordì la donna, «speravo tanto che riusciste a partecipare.» Allungò le braccia in modo che Edward potesse inchinarsi a posare le labbra rispettosamente.
«Milady, non avremmo mai potuto insultare la vostra casata, mancando al vostro invito. Inoltre incontrarvi è la parte migliore di tutta la stagione. Vi prego, permettetemi di presentarvi Lady Isabella Swan, figlia del compianto Conte dell’Hempshiere e prossima contessa del Durset.» La donna prestò tutta la sua attenzione alla ragazza più discussa del momento, che teneva gli occhi bassi e si prodigava in una rispettosa reverenza.     
«È un onore poter fare la vostra conoscenza, Vostra Grazia.» Spostando lo sguardo sul ragazzo, la duchessa non trattenne un ampio sorriso.
«Beh, Durset, avete lasciato tutti a bocca aperta» disse, con la tranquillità che solo chi ha la certezza di essere intoccabile poteva permettersi. «Si vociferava di una vostra unione col casato dei Volturi.»
«Che posso dirvi, Carmen cara» le rispose, talmente piano che solo lei riuscì a sentirlo, «alcune volte girano voci del tutto infondate» concluse col suo sorriso speciale.
«Siete impossibile! Posso solo farvi i complimenti, è una creatura deliziosa» continuò come se la giovane col viso in fiamme non fosse al loro fianco.
La serata continuò tra presentazioni e complimenti. Isabella era esausta, ma felice. Nonostante la sua scarsa esperienza coi rapporti umani, aveva una piacevole sensazione al petto. Odiava dover mentire, ma era consapevole che fosse l’unico modo per poter vivere con Edward. Ciò che avrebbe evitato volentieri erano gli sguardi di puro odio delle giovani in età da marito che speravano di diventare duchesse, soprattutto quelli di una giovane bionda, bellissima e altera. Immaginò si trattasse di Lady Katherine.
«Non tormentarti, amor mio» le bisbigliò Edward vicino all’orecchio. «Non l’avrei sposata neanche se tu non ci fossi stata. In ogni caso, sei tu l’unica padrona del mio cuore, non lasciare che una ragazzina viziata rovini l’inizio della nostra nuova vita insieme.» Isabella lasciò andare il fiato rivolgendogli un sorriso radioso. Era vero, lei e solo lei sarebbe stata la sua sposa, titolo nobiliare o meno.
Tornare a casa fu una liberazione. Isabella chiese l’aiuto della sua cameriera per liberarsi dal prezioso abito indossato per la serata. Indossò la sua nuova veste da camera lasciando i lunghi capelli sciolti sulle spalle come amava Edward. Congedò la cameriera sedendosi sul letto in attesa del suo amante. Si lasciò andare posando la metà del corpo sulle morbide coltri. Un sorriso estasiato le illuminò il volto. Entro pochi giorni sarebbero stati marito e moglie. Non avrebbe mai immaginato un epilogo simile, rendersi conto che tutto quello che stava vivendo era reale era sbalorditivo. Edward entrò nella sua camera dalla porta comunicante, la guardò felice che le cose si fossero sistemate nel modo migliore. Vivere il resto della vita con lei era l’unico suo desiderio, poterlo fare senza rinunciare al suo titolo e gli indubbi vantaggi che comportava lo rendeva ancora più felice. Si avvicinò a lei prendendola tra le braccia. Restarono così, senza parlare, a guardarsi negli occhi per parecchio tempo. Avrebbero fatto l’amore, Edward avrebbe consegnato il suo cuore alla ragazza ancora una volta prendendo a sua volta tutto ciò che Isabella gli avrebbe concesso.
Insieme, per sempre.

14 commenti:

  1. Romantica... romantica.... romantica!!! Il più classico degli intrecci: lei bella ma povera, lui ricco e innamorato. Sfidano le convenzioni con intelligenza, in modo da poter coronare il loro sogno d'amore. E vissero per sempre felici e contenti. Coinvolgente e ben scritta, ottimamente compresa nel breve spazio della one shot. Una favola che rende la vita più bella.

    Federica - Fede13

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  2. Bella, mi è piaciuta!
    Man mano che leggo le storie, sono sempre più dispiaciuta di avervi costretto ad una storia breve per un tema come questo, perchè è davvero difficile condensare molte cose - due fondamentali: la storia d'amore e l'epoca storica - costringendole in poco spazio. In questo vi sto ammirando con pura gioia.
    La tua storia, in particolare, è ottimamente trattata, ottimamente scritta, e gradevolissima da leggere.
    Brava!
    -Sparv-

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  3. Molto romantica e sentimentale è narrata in forma piacevole e scorrevole. Gli Edward rimangono sempre molto più interessanti per quanto mi riguarda e amo i mille modi che le scrittrici hanno di rappresentarlo. Il tuo è molto carino davvero. Brava.
    Francies

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  4. Romantica... semplice... delicata.
    Scritta in modo egregio scorre tra le dita (se si può dire così) in maniera deliziosa. Un Edward caparbio che sa mettersi di traverso all'imposizione del padre per amore di una donna semplice ma che ricambia i forti sentimenti del giovane. Mi piace il sottile non credere alle parole di Edward da parte di Bella che, in quanto serva, non poteva sperare di essere ricambiata dal giovane nobile tanto da sposarlo.
    Bella, ricca di sentimento, espressa con semplicità e correttezza. Bravissima.

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  5. Dolcissima e davvero molto carina <3
    Brava!!!

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  6. Ma che dolce e romantica storia!!!
    Un Edward di nobile casata ma di ancora più nobile cuore... Mmhhhhh!!! Mi è piaciuto molto, determinato, concreto, sicuro.... Bravissima!

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  7. L'Edward di questa shot mi è piaciuto infinitamente. Non si fa mettere i piedi in testa dagli obblighi e dal volere del padre, è un sognatore, un romantico... e fa sognare un po' anche noi.
    Bellissima. Bellissima davvero.
    Temo nel chiedere un approfondimento di questa storia, per come potrebbe rispondere l'autrice... ma sarebbe meraviglioso se anche di questa si vedessero più capitoli e le vicende rese, una volta finito il contest, più lente e dettagliate.... sarebbe una storia romantica davvero stupenda, che leggerei senza ombra di dubbio senza staccare mai gli occhi dallo schermo.
    Complimenti
    e Grazie

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  8. Edward... Edward.. Edward... cosa fai al mio cuoreeeee! Mi associo ai complimenti lasciati dalle altre lettrici. Storia delicata, romantica, una specie di fiaba a tinte rosa. Completa come trama e scritta molto bene! Bravissima. Una shot molto bella e forse forse... ho capito chi sei! - Cristina -

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  9. Una bella storia, ben scritta, con personaggi particolari per l'epoca: Edward non si piega alla volontà paterna e Bella è restia a credere alle belle parole del "principe azzurro" cosa che invece era abbastanza scontata nelle ragazze a quei tempi.

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  10. Un altra favola romanticamente romantica ma non priva di colpi di scena come l'imporsi del nostro Edward.
    Mi è piaciuta anche la sottile ironia di Bella che giustamente non poteva credere nelle parole del suo amato.
    Ma come sempre Edward ci stupisce.
    Bravissima!!!
    Grazie, un Bacio

    JB

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  11. Bella romantica.
    l'idea di renderli nei comportamenti e nei pensieri un po "moderni" rispetto alla loro epoca mi è piaciuto particolarmente.
    Per me è stato uno dei punti di forza della.tua OS.
    Brava brava brava!

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  12. Romantica e ben scritta. Un classico delle storie d'amore, lui nobile e lei di umili origini, che però non stanca mai. Molto bella davvero!

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  13. Dolcissima e romantica, davvero una favola incantevole
    Complimenti anche a te

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  14. Questa storia è sul serio un classico, però mi hanno colpito alcuni elementi di originalità, ad esempio la disillusione di Bella. Mi è piaciuta la tua scelta di on renderla una ragazzina ingenua ma una persona che sa come va il mondo. I suoi dubbi e il suo dolore nascosto quando pensava che tutto sarebbe finito hanno dato un sapore leggermente amaro alla storia, che ho adorato. Bravissima!!!
    Aleuname

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